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In manette i giustizieri incappucciati
Sevizie su un giovane in una porcilaia, poi lo show a “Le Iene”.
In trappola la banda che sequestrò e
seviziò un giovane
di Sestu: sono gli
stessi ventenni che
rapinavano e stupravano
le prostitute
di viale Elmas. Mentre
bruciavano
la pelle
al prigioniero
parlavano
al telefonino
con un’amica
ora indagata. Una ragazza
legata
con una corda
d’acciaio
attorno al collo
e costretta
a fare sesso
col branco
Uno l’hanno preso mentre
tornava a casa all’alba,
l’altro lo hanno svegliato
nel cuore della notte:
entrambi sono finiti in
carcere. È arrivata la svolta
nelle indagini sulle sevizie
subite da un venticinquenne
di Sestu, sequestrato
e torturato per
ore, lo scorso settembre,
in una porcilaia abbandonata
del Cagliaritano. Ieri
sono finiti in manette Fabio
Desogus, 22 anni di
Assemini, ed Enrico Marras,
23 anni di Capoterra,
arrestati dai carabinieri
della stazione di Sestu e
accusati di sequestro di
persona, estorsione
e lesioni
gravi.
IN TV. Per gli
investigatori
sono loro i due
presunti giustizieri
incappucciati,
intervistati
e ripresi a
ottobre dalle
telecamere
della trasmissione
“Le Iene”,
davanti alle
quali avevano
raccontato i
dettagli dell’agghiacciante
aggressione, presentata
come una ritorsione per i
presunti abusi sessuali
che la vittima avrebbe
commesso su alcune minorenni.
Accuse ritenute
infondate dagli investigatori
che, ieri mattina, hanno
legato invece la brutale
aggressione a un tentativo
di estorsione.
LE INCHIESTE. E mentre
ad Assemini e Capoterra
scattavano le manette ai
polsi dei due presunti seviziatori,
negli stessi minuti
la squadra Mobile
chiudeva la seconda parte
dell’operazione, con un
terzo arresto. Nei mesi
scorsi, l’inchiesta coordinata
dal pm Rita Cariello
si sarebbe fusa con quella
seguita dal sostituto procuratore
Alessandro Pili
su violenze contro delle
prostitute, facendo scattare
così i mandati d’arresto
firmati dal Gip Daniela
Amato. A inchiodare
Desogus e Marras, dopo
mesi di indagini svolte dai
militari comandati dal
maresciallo Riccardo Pirali
e dal capitano Gian
Giuseppe Ruzzu, sarebbero
stati i tabulati telefonici
e le celle gsm che
avrebbero registrato la
presenza dei due ragazzi
nei pressi della porcilaia
abbandonata lungo la
strada pedemontana che
collega Sestu con Assemini.
LA TRAPPOLA. Adescata
la vittima, sembra con la
scusa di prestazioni sessuali,
la banda composta
da quattro persone (due
incappucciate) aveva seviziato
per ore il giovane,
immobilizzandolo con
una corda stretta attorno
al collo, frustandolo e
ustionandolo con accendini
e una bomboletta di
gas. E mentre lo torturavano,
i seviziatori avrebbero
anche chiamato con
un telefonino una ragazza,
ora indagata e denunciata
a piede libero, per
farle sentire le urla disperate
del ragazzo. Alla fine,
dopo avergli anche spaccato
il setto nasale, avrebbero
anche tentato di impiccarlo,
rinchiudendolo
infine nel bagagliaio
dell’auto
e lasciandolo
davanti
alla porta
di casa. Prima
di andarsene, i
due arrestati
avrebbero anche
minacciato
di morte la vittima:
rinfacciandogli
un
debito di circa
mille euro con
un presunto calabrese, ne
avrebbero chiesto diecimila
per evitare ulteriori
violenze.
VIDEO SU YOUTUBE. Nelle
scorse settimane, dopo il
video trasmesso su Italia
Uno, un nuovo video con
una persona incappucciata
che racconta l’aggressione
è comparso su Youtube.
Acquisito dalla Procura,
sarebbe ora al vaglio
degli inquirenti. Fabio
Desogus (figlio di un brigadiere
dei carabinieri e
molto conosciuto a Cagliari
perché buttafuori di alcune
note discoteche) e lo
studente universitario Enrico
Marras sono stati rinchiusi
nel carcere di
Buoncammino a disposizione
dell’autorità giudiziaria.
L’operazione, però,
non si sarebbe conclusa
con i due arresti dell’altra
notte: le indagini proseguono
a ritmo serrato per
cercare di individuare anche
eventuali complici.
Non vengono esclusi ulteriori
colpi di scena o nuovi
clamorosi arresti. Alla banda dei seviziatori
la polizia è arrivata indagando
sulle rapine alle
prostitute rumene in viale
Elmas: rapine che erano
anche sequestri di persone
e violenze sessuali, con le
ragazze (spesso giovanissime)
che salivano in
un’auto convinte di avere
a che fare con clienti normali
e si trovavano poi in
un incubo, prigioniere del
branco. Proprio quello di
cui, secondo gli inquirenti,
fanno parte non solo i presunti
incappucciati Fabio
Desogus ed Enrico Marras
ma anche Giacomo Lai, 20
anni, parrucchiere di Capoterra,
arrestato ieri mattina
alle 4 dagli uomini
della squadra Mobile nella
casa dove abita con i familiari,
a Sa perda su gattu.
Più il ventenne S. M., per
cui il giudice per le indagini
preliminari
Daniela Amato
ha ritenuto non
sussistessero le
condizioni per
la custodia
cautelare in
carcere: indagato
anche lui
per concorso in
rapina, resta
per il momento
in libertà.
GLI STUPRI.
Sotto la lente
degli investigatori
coordinati
dal dirigente Oreste Barbella,
tre episodi del 3, 13
e 15 ottobre scorsi. Identica
la tecnica: la prostituta
veniva invitata a salire su
un’utilitaria (una Citroën o
una Peugeot) su cui, apparentemente,
viaggiavano
due ragazzi. Soltanto una
volta arrivati in campagna,
solitamente in territorio
comunale di Sestu, i
complici (uno o due) saltavano
fuori dal bagagliaio o
da un’altra auto. A quel
punto, le ragazze si trovavano
costrette a fare sesso
con tutti, gratis. E per chi
non voleva cominciavano
le violenze.
BRUTALITÀ. Una delle vittime,
ancora sconvolta,
aveva fatto mettere a verbale
di essersi ritrovata
con un coltello puntato alla
gola. Un’altra aveva raccontato
agli uomini della
Sezione antirapine che gli
aguzzini le avevano stretto
un cavo di metallo attorno
al collo: «Ora lavori per
noi. Sei la nostra troia. Urla
pure quanto ti pare». La
poveretta aveva temuto di
morire soffocata. Diverse
altre, secondo gli uomini
della squadra Mobile, non
hanno voluto denunciare:
troppa paura. Anche perché,
poi, c’è comunque da
tornare in strada. Dopo lo
stupro, le ragazze venivano
derubate e abbandonate
in campagna.
LE INDAGINI. Già il 16 ottobre,
gli agenti della squadra
Volanti avevano identificato
e denunciato Enrico
Marras e Fabio Desogus:
a incastrarli, una delle
loro vittime, una ragazza
ventinovenne che li
aveva riconosciuti nel corso
di un faccia a faccia in
Questura. Da quel momento,
l’inchiesta era stata trasferita
alla Mobile, che ha
messo in campo tutti i
mezzi disponibili per capire
in che ambiente si muovessero
i due, chi frequentassero,
che abitudini
avessero. Raccolta
di informazioni
di settore
(leggi «informatori
confidenziali
»), intercettazioni
telefoniche,
studio sui tabulati
telefonici e
analisi delle
celle, confronti
fotografici con
le vittime. Gli
stessi giovani,
nel frattempo,
erano nel mirino
dei carabinieri per la
terrificante spedizione punitiva
della porcilaia: a
quel punto, in Procura, i
pm Alessandro Pili e Rita
Cariello hanno deciso di
unificare i provvedimenti.
IL TRANS. I quattro non
avrebbero invece niente a
che fare con altri episodi
di violenza commessi negli
ultimi mesi a Cagliari in
ambienti legati alla prostituzione.
In un caso, la tecnica
era la stessa seguita
dalla banda sgominata ieri.
Vittima, un transessuale
rimorchiato in viale
Santa Gilla sempre a metà
ottobre da due ragazzi cui
poi si erano aggiunti altri
due complici: gli avevano
spaccato il cranio a bastonate
e portato via soldi e
cellulari.
L’ULTIMO CASO. Dubbi,
invece, sul racconto di due
rumene che un mese e
mezzo fa hanno denunciato
di essere state portate
in campagna e violentate
da una decina di persone:
sulla vicenda, ancora molti
punti oscuri da chiarire. Fonte: L'Unione Sarda
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