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Casic: non solo spazzatura |
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Scritto da Administrator
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venerdì 29 febbraio 2008 |
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Nell'impianto bruciano pure le sostanze stupefacenti sequestrate dalle forze dell'ordine
Il carico più consistente
è stato distrutto la scorsa estate: cinque tonnellate di hashish, sequestrate al Porto canale.
Cocaina colombiana purissima
o bucce di banana in putrefazione,
al Tecnocasic fa lo
stesso. Finisce tutto nella mega
fornace dell'inceneritore, gli
scarti delle famiglie del cagliaritano
insieme all'eroina o ai
panetti di hashish sequestrati
durante le retate anti-droga,
tutto mischiato con la monnezza
napoletana. Alla fine la puzza
è una sola. E il metro di valutazione
non è più quello del costo
di una dose al dettaglio, ma
di quanti chili si possono dare
in pasto alla grande caldaia
sempre in funzione. La spazzatura
campana diventa così magari
anche più redditizia.
Diversa è invece la maniera in
cui vengono caricati i forni incandescenti
pronti a bruciare
l'immondizia, di valore o reietta
che sia. I soliti dipendenti dell'impianto
di Macchiareddu vengono per l'occasione sostituiti
da agenti e militari armati
sino ai denti, che versano direttamente
dentro la bocca dell'inceneritore
la polvere bianca e le
piante di marijuana da bruciare.
E sempre armi alla mano sono
costretti a piantonare i rifiuti
finché non vengono completamente
dissolti, guardando i
macchinari ultimare il loro lavoro
per poi registrare tutto in
un verbale ufficiale.
La droga, una volta che gli sono
stati messi i sigilli dell'autorità
giudiziaria, diventa una patata
bollente con la quale gli inquirenti
sperano di averci a che
fare il meno possibile. E soprattutto
quando le quantità sono
stratosferiche - a Maracalagonis,
ad esempio, le Fiamme gialle
hanno sequestrato marijuana
per oltre milleduecento chili
- non si sa neppure dove conservare
tutto quello stupefacente.
Senza pensare poi che, sempre
nel caso di cannabis indica
fresca, dopo qualche giorno che
viene tagliata va in putrefazione
e inizia a perdere liquidi. Appena
arrivato il via libera, con
un'ordinanza della Procura,
viene così fissato un appuntamento
con il Casic per mandare
al macero la “roba”.
Al massimo se ne tiene un
campione, in modo da usarla
come prova d'accusa o per i test
che ne valuteranno il grado di
purezza. Il resto corre a Macchiareddu
con un convoglio
scortato come i furgoni portavalori
e che viene accolto con la
tensione che precede l'arrivo di
una star del cinema. Finché la
droga non viene scaricata dentro
la fornace, gli ingressi nell'impianto sono limitati il più
possibile: i rifiuti, anche quelli
generici, diventano oro.
Per chi lavora al Tecnocasic,
che i camion puzzino di marijuana o di guasto non fa quasi
differenza. Anche sulle quantità
il metro di giudizio è ormai
tarato alto. Dopo aver distrutto
lo scorso agosto le cinque tonnellate
di hashish sequestrate al
Porto canale, un chilo in più o in
meno di coca è roba da poco. Fonte: Giornale Di Sardegna
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