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Sa Die de sa Sardigna deve far riflettere |
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Scritto da Administrator
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lunedì 28 aprile 2008 |
La festa de "Sa Die 'e sa Sardigna" a Capoterra deve farci ricordare i secoli di angherie subiti dal Popolo Sardo.
Questa edizione de “Sa die de sa Sardigna”dovrebbe dedicare spazio alla lingua sarda, espressione fondamentale e imprescindibile dell'identità del popolo sardo.
A Capoterra si festeggia così? sembrerebbe proprio di no.
Le istituzioni, i circoli degli emigrati e le istituzioni scolastiche, così come i soggetti e gli organismi operanti nell'ambito della lingua, sono stati espressamente invitati a contribuire alle celebrazioni della lingua sarda, con manifestazioni socio-culturali che facciano riscoprire i valori etici e morali della nostra terra, attraverso la cultura, l’arte e la musica. Cercando di far conoscere ed approfondire il significato di questa festa.
Si vede proprio che è una festa nata a tavolino e lontana dai cuori della gente difficilmente riuscirà mai ad accendere dibattiti, creare polemiche, muovere opinioni.
Più che altro una scusa per fare qualcosa anche se non centra nulla con questo giorno. E allora perché tirare in ballo la cultura?
In altri luoghi più consapevoli e coscienti di cosa sia veramente “Sa die de sa Sardigna” tutto quanto viene espresso attraverso l’arte e la cultura Sarda per eccellenza.
Perché utilizzare una festa che è nata (discutibilmente) per festeggiare uno dei momenti di "presunta" autodeterminazione del popolo sardo per trasmettere alle nuove generazioni, la conoscenza della storia e dei valori dell’autonomia, consolidando nei sardi il sentimento di identità
, in una serata strimpellante a suon di balletti e musica rock che con il sardo non hanno nulla a che fare?. Niente e nulla contro questi giovani ragazzi che hanno la passione per la musica ed il ballo, ma siamo sinceri, ogni cosa rispetti il suo ruolo.
Quì stiamo parlando di una giornata commemorativa dove si vuole ricordare la “Storia” dopo l'insurrezione popolare del 28 aprile 1794 con il quale si allontanarono da Cagliari i Piemontesi e il viceré Balbiano in seguito al rifiuto del governo torinese di soddisfare le richieste dell'isola titolare del Regno di Sardegna.
I Sardi chiedevano che venisse loro riservata una parte degli impieghi civili e militari e una maggiore autonomia rispetto alle decisioni della classe dirigente locale. Ve la immaginate la sagra di S.Efisio e a suon di concerti ? oppure il 25 Aprile a suon di balletti?
Riflettiamo attentamente su tutto quanto, ma soprattutto mettiamo ordine alla storia. Lettera Firmata
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