«Sono stati necessari
quarantacinque anni di
presenza industriale nel
nostro territorio per far
dire agli esperti che la salute
dei cittadini, nel nostro
paese, è fortemente
compromessa. Siano
convinti, come è stato più
volte ribadito nelle assemblee
pubbliche, che
noi sarrochesi siano in
grado di capire quanto il
nostro territorio sia inquinato
e quanto poco
siano stati rispettati per
anni». Un atto d’accusa
severo, durissimo. Contro
l’industria portatrice
di posti di lavoro
ma anche
d’inquinamento,
contro le
amministrazioni
che si sono
succedute
alla guida del
Comune. È un
grido da’allarme,
una severa
richiesta di
stop alle morti
per inquinamento.
«Contro
i troppi anni
trascorsi nel
silenzio, quasi
nascondendo
che qui l’aria
era malsana,
che di quest’aria
ci si
ammalava e si
poteva, si può
ancora morire
».
Igor Melis, i suoi colleghi
dell’opposizione del
Gruppo Arianoa Fabio
Cois, Renato Farci e Stefano
Etzi non contestano
la necessità di un’indagine
sanitaria, dello screening
appena conclcuso
che nei bambini ha dato
risultati tutt’altro che positivi.
«Serviva certo, ma
è una conferma di quanto
si diceva da sempre,
mentre nello stesso tempo
a Sarroch si tentava di
nascondere l’evidenza»,
spiega Melis. «Ora ci
hanno detto che almeno
un morto all’anno poteva
essere evitato, noi pensiamo
che i morti di tumore
tra i nostri concittadini
siano ben più numerosi
», dice ancora l’esponente
di Arianoa, che oltre
a sedere sui tavolo
dell’opposizione è anche
vicepresidente della
Commissione ambiente.
Ad allarmare è soprattutto
lo stato di salute dei
bambini. «I risultati finali
dell’indagine epidemiologica
dicono che la salute
dei nostri bambini è
fortemente preoccupante,
immaginiamo in quale
situazione possano
trovarsi gli adulti dopo
anni e anni di esposizione
ad ogni genere di sostanze
inquinanti emesse
dalle industrie del territorio
», scrive la minoranza
in un documento
diffuso ieri in paese a poche
ore dalla conferenza
in cui i ricercatori Annibale
Biggeri, Dolores Catelan
e Gabriele Accetta
del Dipartimento di statistica
e del Centro per lo
studio e la prevenzione
dei tumori di Firenze
hanno presentato le conclusioni
del progetto
commissionato dal Comune
di Sarroch.
«L’amministrazione
municipale
ha dovuto spendere
450 mila euro, soldi pubblici,
per dire ai sarrochesi
che la loro salute
era a rischio e lo è tutt’ora.
Di tutto ciò che è
stato presentato dagli
esperti noi
dell’opposizione
terremo
conto quando
si dovrà discutere
del rinnovo
della concessione
ventennale
nei
confronti della
Saras e ancor
più attenzione
si dovrà prestare
al rilascio
della certificazione
Emas per il
nostro territorio,
che senza
appropriate
garanzie da
parte dell’industria
non ci
vedrà di sicuro
favorevoli».
Insomma, è
una critica durissima
quella che si alza in queste
ore dai banchi della
minoranza.
«La Saras e
le altre industrie devono
dimostrare di meritare la
certificazione e la fiducia
della comunità, la situazione
è gravissima, non
possiamo più essere disponibili
a sopportare
una condizione di inquinamento
pericolosa per
la nostra salute», dice
Fabio Cois. «Non vogliamo
mettere in difficoltà
l’industria ma l’industria
faccia la sua parte per
garantire il massimo della
sicurezza. Sarroch, rispetto
a tutti gli altri paesi
costieri, in crescita demografica,
ha una popolazione
stabile. Qualcosa
vorrà pur dire se tanti
nostri concittadini stanno
preferendo trasferirsi
a Pula e Villa San Pietro
nonostante i prezzi della
case sia ben più alti rispetto
a ciò che si spenderebbe
in paese».
ANDREA PIRAS L'Unione Sarda 16/05/2008