Magari c’è davvero, nel
sottosuolo della Sardegna,
il metano. Giacimenti
di gas ma anche di
idrocarburi che la Saras
ha deciso di scoprire in
provincia di Cagliari, nel
Medio Campidano, nell’Oristanese.
E se l’indagine
avviata nel 2006
dalla Geotec per conto
dell’azienda petrolifera
del Gruppo Moratti interessava,
allora, una ventina
di paesi, ora il numero
è notevolmente cresciuto.
Stando almeno al
lungo elenco dei comuni
finito sui tavoli della Regione
per poter
ottenere le
necessarie autorizzazioni
alla
ricerca sul
campo.
Le
aree di studio,
chiamate
“Eleonora” e
“Igia”, comprendono
trentasei comuni,
anche se
non tutti saranno
direttamente
interessati
all’esplorazione
ma
magari confinano
con i territori
dove più
probabile - secondo
le prime
investigazioni
degli esperti -
potrebbero
saltar fuori i “depositi”
del prezioso gas. Una vicinanza
che costringe il
gruppo di ricerca a informare
tutte le amministrazioni
municipali. In provincia
di Cagliari i centri
sono Assemini, Decimomannu
e Decimoputzu,
Cagliari e Capoterra, Elmas
e Monastir, Nuraminis
e San Sperate, Sestu e
Uta,Villasor e Villaspeciosa.
In provincia di Oristano
e in quella del Medio
Campidano i centri sono
invece Oristano, Cabras,
Riola Sardo, Nuraghi e
Baratili, San Pietro, Zeddiani,
Tramata, Siamaggiore,
Solarussa e Arborea,
Palmas Arborea e
Santa Giusta, Marrubiu,
Terralba, San Nicolò Arcidano,
Uras, Guspini, Mogori,
San Gavino, Villacidro,
Samassi, Sanluri,
Serramanna, Serrenti. Le
nuove attività di verifica
inizieranno solo dopo il
rilascio delle autorizzazioni,
con molta probabilità
tra ottobre e dicembre.
Una ricerca che sfrutterà
le stesse tecniche già
messe in campo in questi
anni. L’obiettivo è quello
di individuare le “bolle”
di gas in queste aree già
definite grazie a sofisticate
attrezzature montate e
trasportate su camion. Si
tratta di un grosso millepiedi
(così lo chiamano i
tecnici) capace di fare
una sorta di radiografia
al sottosuolo. Di certo -
era già stato scoperto in
passato, negli anni Sessanta
e Settanta prima
dalla società Prakla e poi
dall’Agip e la Progemisa -
si sa che a parecchi chilometri
di profondità, sotto
terreni agricoli coltivati a
carciofi o pomodori, i giacimenti
di idrocarburi ci
sono eccome. Ora dovranno
confermarlo le vibrazioni
a bassa energia,
il sistema tecnico oggi
messo in campo dalla Saras
e capace di segnalare
senza essere costretti a
scavare o comunque eseguire
trivellazioni,
la presenza
di metano
e idrocarburi.
La parola
passa insomma
ai geofoni
per la misurazione
degli
echi riflessi.
La richiesta
gatta dall’azienda
dei
Moratti alla
Regione per
proseguire a
incentivare gli
studi ha proprio
lo scopo
di estendere
l’area di ricerca
rispetto ai
precedenti interventi
del
2007, e ottenere
così un maggiore dettaglio
su alcune zone indagate.
Che evidentemente
l’anno scorso hanno
rivelato la loro ricchezza
nascosta. Su queste
aree gli studiosi
hanno deciso di insistere
per mettere in campo ulteriori
sondaggi esplorativi
che, comunque, dovranno
avvenire qualora
gli studi preliminari dovessero
confermare l’esistenza
di condizioni compatibili
con la presenza
del gas. Allora e solo allora
servirà la valutazione
di impatto ambientale.
Sarà davvero questo lo
scenario del futuro dei
paesi del centro sud Sardegna.
Davvero dove oggi
spuntano ortaggi e
frutta sorgeranno trivelle
e torrette per raggiungere
le bolle di gas e rubare
al sottosuolo metano e
chissà, anche petrolio?
La ricerca è a metà strada.
Per conoscere la verità
bisognerà attendere la
fine dell’anno.
Fonte: L'Unione Sarda 10/06/08
Io mi chiedo se lo stesso entusiasmo che ha la Saras di fronte a una scoperta di questo tipo lo abbiano anche i proprietari dei terreni!
Non per essere pessimista ma vedo in questa scoperta solo un ennesimo affare per Moratti!