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Giacimenti di metano a Capoterra PDF Stampa E-mail
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Scritto da Administrator   
martedì 10 giugno 2008
La Saras ha chiesto alla Regione di poter approfondire le indagini nel sottosuolo per individuare eventuali presenze di gas metano. Interessati 36 comuni tra cui anche Capoterra.
Magari c’è davvero, nel sottosuolo della Sardegna, il metano. Giacimenti di gas ma anche di idrocarburi che la Saras ha deciso di scoprire in provincia di Cagliari, nel Medio Campidano, nell’Oristanese. E se l’indagine avviata nel 2006 dalla Geotec per conto dell’azienda petrolifera del Gruppo Moratti interessava, allora, una ventina di paesi, ora il numero è notevolmente cresciuto. Stando almeno al lungo elenco dei comuni finito sui tavoli della Regione per poter ottenere le necessarie autorizzazioni alla ricerca sul campo.

Le aree di studio, chiamate “Eleonora” e “Igia”, comprendono trentasei comuni, anche se non tutti saranno direttamente interessati all’esplorazione ma magari confinano con i territori dove più probabile - secondo le prime investigazioni degli esperti - potrebbero saltar fuori i “depositi” del prezioso gas. Una vicinanza che costringe il gruppo di ricerca a informare tutte le amministrazioni municipali. In provincia di Cagliari i centri sono Assemini, Decimomannu e Decimoputzu, Cagliari e Capoterra, Elmas e Monastir, Nuraminis e San Sperate, Sestu e Uta,Villasor e Villaspeciosa. In provincia di Oristano e in quella del Medio Campidano i centri sono invece Oristano, Cabras, Riola Sardo, Nuraghi e Baratili, San Pietro, Zeddiani, Tramata, Siamaggiore, Solarussa e Arborea, Palmas Arborea e Santa Giusta, Marrubiu, Terralba, San Nicolò Arcidano, Uras, Guspini, Mogori, San Gavino, Villacidro, Samassi, Sanluri, Serramanna, Serrenti. Le nuove attività di verifica inizieranno solo dopo il rilascio delle autorizzazioni, con molta probabilità tra ottobre e dicembre.

Una ricerca che sfrutterà le stesse tecniche già messe in campo in questi anni. L’obiettivo è quello di individuare le “bolle” di gas in queste aree già definite grazie a sofisticate attrezzature montate e trasportate su camion. Si tratta di un grosso millepiedi (così lo chiamano i tecnici) capace di fare una sorta di radiografia al sottosuolo. Di certo - era già stato scoperto in passato, negli anni Sessanta e Settanta prima dalla società Prakla e poi dall’Agip e la Progemisa - si sa che a parecchi chilometri di profondità, sotto terreni agricoli coltivati a carciofi o pomodori, i giacimenti di idrocarburi ci sono eccome. Ora dovranno confermarlo le vibrazioni a bassa energia, il sistema tecnico oggi messo in campo dalla Saras e capace di segnalare senza essere costretti a scavare o comunque eseguire trivellazioni, la presenza di metano e idrocarburi.

La parola passa insomma ai geofoni per la misurazione degli echi riflessi. La richiesta gatta dall’azienda dei Moratti alla Regione per proseguire a incentivare gli studi ha proprio lo scopo di estendere l’area di ricerca rispetto ai precedenti interventi del 2007, e ottenere così un maggiore dettaglio su alcune zone indagate. Che evidentemente l’anno scorso hanno rivelato la loro ricchezza nascosta. Su queste aree gli studiosi hanno deciso di insistere per mettere in campo ulteriori sondaggi esplorativi che, comunque, dovranno avvenire qualora gli studi preliminari dovessero confermare l’esistenza di condizioni compatibili con la presenza del gas. Allora e solo allora servirà la valutazione di impatto ambientale. Sarà davvero questo lo scenario del futuro dei paesi del centro sud Sardegna. Davvero dove oggi spuntano ortaggi e frutta sorgeranno trivelle e torrette per raggiungere le bolle di gas e rubare al sottosuolo metano e chissà, anche petrolio? La ricerca è a metà strada. Per conoscere la verità bisognerà attendere la fine dell’anno.

Fonte: L'Unione Sarda 10/06/08 

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Commenti (7)Add Comment
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scritto da milli, 10 giugno 2008, 18:19:11
Davvero dove oggi spuntano ortaggi e frutta sorgeranno trivelle e torrette per raggiungere le bolle di gas e rubare al sottosuolo metano e chiss, anche petrolio


Io mi chiedo se lo stesso entusiasmo che ha la Saras di fronte a una scoperta di questo tipo lo abbiano anche i proprietari dei terreni!
Non per essere pessimista ma vedo in questa scoperta solo un ennesimo affare per Moratti!
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scritto da me!, 11 giugno 2008, 08:43:07
non ti preoccupare Milli, non lo sai che gli agricoltori sono i pi "rimborsati" per le perdite da parte della Regione, Governo e Comunit Europea? non ti pare strano che loro non siano mai preoccupati n in estate se non c' l'acqua, ne in inverno se c' il gelo, n in primavera e autunno se grandina!!!
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scritto da toto, 11 giugno 2008, 09:19:07
Secondo me si sono presi i contributi UE per queste ricerche, e vedrete che di metano non se ne vedr nemmeno l'ombra.
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scritto da milli, 11 giugno 2008, 12:23:24
Purtroppo lo so benissimo che la categoria degli agricoltori,soprattutto se grandi agricoltori, forse una delle poche categorie a non patire la crisi..
Per questa notizia del metano,o addirittura del petrolio mi sembra veramente una grande presa per i fondelli!
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scritto da io, 11 giugno 2008, 12:31:18
se la cosa dovesse creare nuovi posti di lavoro ben venga!!
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scritto da milli, 11 giugno 2008, 12:35:32
sicuramente ne creerà .
Però vorrei sapere a quale prezzo!
Se devono deturpare il paesaggio e prendere le terre ai legittimi proprietari,senza che questi vedano mai un risarcimento(come spesso accade) allora io penso che non ne valga la pena..
E non lo dico perchè sono contro il progresso ma perchè se ci fossero giacimenti ricchi di sicuro non avrebbero aspettato sino al 2008 per trivellare
annozero
scritto da guido, 12 giugno 2008, 14:13:47
La trasmissione di Santoro qualche tempo fa affrontò l'argomento.
Se non sbaglio la regione interessata era la Basilicata e la ditta che aveva manifestato interesse per il sottosuolo (ricco di petrolio?!?)era la ENI.
I terreni adibiti alla coltivazione furono espropriate ,con il consenso dei locali,e i lavori iniziarono.
I cittadini della zona inizialmente collaborarono sperando in un incremento della richiesta di lavoro,sperando di poter entrare a lavorare in questo grande complesso.
Purtroppo però l'Eni richiedeva per la maggioranza dei posti figure professionali specializzate,lasciando così gli abitanti a bocca asciutta.
Si ebbe perciò disoccupazione in aumento,perchè anche coloro che cedettero le terre si trovarono disoccupati,in più le terre circostanti era non coltivabili per via dell'inquinamento.

Spero che L'amministratore che è sicuramente più bravo di me col mondo dei computer riesca a scovare da qualche parte su web la puntata in questione,giusto per avere un idea di ciò che ci attende

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