Non ci sono più le finestre a bocca di lupo da cui uscivano sguardi disperati verso il cielo e sospiri di libertà. Cancellate dalla storia, eliminate da un'importante opera di restauro che ha cambiato anima e corpo alla vecchia caserma dei carabinieri di Capoterra. Mica stazione recente, ma casa dell'Arma di fine Ottocento. Con tanto di camera di sicurezza per malviventi e disperati. Caserma ma non solo, visto che qui, nel 1905, era stato allestito anche l'ambulatorio del primo medico condotto comunale, il dottor Silvio Umana. «Sette anni più tardi», racconta lo studioso Mauro Dadea, «la caserma ospitava anche il deposito del carburo per far funzionare i fanali dell'illuminazione stradale appena acquistati proprio nel 1912.
Il complesso comprendeva tre corpi di fabbrica dislocati all'interno di un vasto appezzamento di terreno circondato da un alto muraglione. E qui si trovavano gli uffici, l'armeria, la camera di sicurezza, unica ad essere costruita non in mattoni di terracotta pieni a e non in ladiri, gli alloggi dei carabinieri e la scuderia per i cavalli. Queste ultime, purtroppo, trasformate in autorimesse nel secondo dopoguerra e poi definitivamente demolite nella seconda metà degli anni Novanta».
Non ci sono più appuntati appuntati, brigadieri e marescialli, in quel palazzotto d'epoca di su bixinau de susu . E neppure uomini in manette. In caserma c'è finita la cultura, quella dei libri, lei romanzi e della saggistica. Dei computer. «Nella nuova biblioteca, vasta circa quattrocento metri quadri, abbiamo oggi ottomila volumi destinati ad aumentare di numero, solo per l'acquisto come amministrazione abbiano un bilancio di diecimila euro l'anno», dice l'assessore comunale Oreste Pili. «La nostra idea è quella di specializzarci creando una sezione di testi in lingua sarda e comunque interamente dedicata alla nostra Isola. Abbiamo già tutte le opere del Wagner e di tantissimi altri autori. Vogliamo, insomma, dare una precisa connotazione alla biblioteca, così da farla diventare un vero punto di riferimento anche per studiosi e ricercatori». Progetto ambizioso.
La sezione contemplerà anche un settore interamente dedicato alla favolistica ma anche alla cartografia della Sardegna. «Per questo abbiamo già sottoscritto una convenzione con un'altra biblioteca privata, la Accimo, specializzata proprio nelle carte geografiche e in particolare in quelle sarde. È chiaro che il materiale sarà messo interamente in rete per rendere fruibile immediatamente questa grande e importante produzione», dice ancora Pili.
«È stato uno sforzo finanziario notevole questo sostenuto dal Comune e reso possibile anche grazie a un Por», ricorda il sindaco Giorgio Marongiu. «Intanto abbiamo dovuto acquistare l'immobile dalla Provincia, che ne era la legittina proprietaria, poi, dopo la definitiva dismissione da parte dei carabinieri e l'apertura della nuova caserma nel 1995, abbiano cominciato a ipotizzare la destinazione d'uso.
Fu l'assessore alla Cultura Enrico Congedo a ipotizzare per primo la nascita della biblioteca multimediale e la decisione di partecipare al progetto regionale. Inevitabile è stata la scelta di intitolarla al nostro concittadino scomparso nel 1995 a Carloforte, lo scrittore Sergio Atzeni. Abbiano poi fatto una gara d'appalto per affidarne la gestione, vinta dalla società Tesauro».
Intanto l'assessore ha un sogno. Per ora nascosto in un cassetto. Dice Oreste Pili che «quella bellissima corte davanti all'ex caserma diventa casa di cultura dovrà diventare un'oasi di pace e lettura». Un cortile con tanto verde, panchine e gazebo dove sedere all'ombra di un pergolato o passeggiare con un libro in mano. Magari un romanzo, magari un saggio di storia. «È un luogo magnifico, lo sarà ancora di più quando avremo completato i nostri programmi».
ANDREA PIRAS
L'Unione Sarda 21/05/2008