Sabato 20 giugno si sono svolte le elezioni per il CdA della cooperativa di Poggio dei pini Qualcosa è cambiato di Giuseppe Monni Demos Capoterra
Qualcosa è cambiato, a Poggio dei Pini. La settimana scorsa i poggini hanno votato per rinnovare il Consiglio di Amministrazione della Cooperativa che gestisce la lottizzazione, e il risultato è stato clamoroso. Verrebbe da dire: hanno vinto "i buoni"! Una cosa che, in Sardegna come in Italia, capita molto raramente... In realtà, a Poggio dei Pini, lo scontro elettorale non è stato tra "buoni" e "cattivi", perché in entrambe le liste che si sono confrontate c'erano persone stimabili; lo scontro è stato sui contenuti: da una parte c'era chi propugnava un vero cambiamento, la riduzione dell'edilizia residenziale, l'investimento nei servizi per il cittadino, per uno sviluppo sostenibile, e per un modo di amministrare trasparente e partecipativo;
dall'altra c'era chi proponeva di proseguire sulla strada dell'edificazione residenziale, senza molte prospettive, e senza alcuna attenzione per la tenuta del territorio e per la volontà dei suoi abitanti. Ebbene, a Poggio dei Pini hanno vinto "i buoni". Ma per comprendere questo cambiamento dobbiamo fare un passo indietro. Dalla sua nascita, che risale ad oltre quarant'anni fa, la "Cooperativa Poggio dei Pini" è stata sempre amministrata da una ventina di persone-famiglie-clan che, nel bene e nel male, hanno creato, non solo una lottizzazione, ma una vera e propria comunità. Questa generazione di amministratori, in quarant'anni, ha costruito infrastrutture importanti (strade, reti idriche e fognarie, impianti sportivi, scuole, piazze, centri commerciali e culturali) che hanno realizzato il sogno dei Soci Fondatori: creare un luogo ideale di convivenza tra le persone, la natura e un'urbanizzazione di qualità. Ma a partire dagli Anni Novanta questo modello di comunità è entrato in crisi: il numero di abitanti è cresciuto troppo rapidamente, passando dalle poche centinaia di persone, che si conoscevano e frequentavano, ad alcune migliaia di pendolari, che hanno reso Poggio dei Pini sempre più simile ad un quartiere qualunque; le infrastrutture, vanto della lottizzazione, sono invecchiate, e gli stessi amministratori, che avevano costruito tutto questo, non sono stati capaci di governare e guidare il cambiamento. Ecco perché, negli ultimi dieci anni, si è diffusa a Poggio dei Pini una crescente indifferenza, rispetto alla Cooperativa, che ha cessato di rappresentare l'unità e l'autonomia dei poggini, ed ha iniziato ad essere considerata un inutile apparato burocratico, un doppione del Comune di Capoterra. Non a caso, negli ultimi anni, si sono moltiplicate le richieste di sciogliere la Società e cedere tutti i servizi all'Ente pubblico. Ad aggravare la situazione, poi, sono stati alcuni gravi errori degli ultimi Consigli di Amministrazione. Il più grave, un anno fa, quando il CdA ha deliberato un nuovo Piano di Lottizzazione che prevedeva la realizzazione di centinaia di nuove case: un atto sbagliato nel merito e nel metodo. Sbagliato nel merito, perché prevedeva un numero eccessivo di lotti e, soprattutto, li dislocava in zone verdi (molto care ai poggini, come le pinete e il lago) o, ancor peggio, in collocazioni assurde, come le rive del fiume, rivelatesi drammaticamente pericolose in seguito all'alluvione del 22 ottobre. Un atto sbagliato anche nel metodo, perché questo nuovo Piano di Lottizzazione era stato commissionato, elaborato e deliberato dal Consiglio di Amministrazione senza la minima consultazione dei soci. Lo protesta popolare contro questo Piano di Lottizzazione è stata tale che gli amministratori sono stati costretti a ridimensionare il progetto, ma il Piano non è stato ritirato ed anzi è stato presentato alla Regione per la sua approvazione. Un atteggiamento arrogante, quindi, da parte di amministratori che, abituati a governare la Società da quarant'anni, avevano iniziato a considerarla cosa propria. D'altra parte questi amministratori avevano sempre potuto contare su un elettorato compatto, di circa 200 soci, che ogni triennio, per quarant'anni, gli aveva rinnovato la fiducia. Il numero dei soci, in pochi decenni, era cresciuto fino a superare gli 800, ma la maggior parte di costoro era stata sempre esclusa dall'amministrazione e aveva anche rinunciato a partecipare alle elezioni, che erano state sempre monopolizzate da quello zoccolo duro di 200 elettori, fedeli alla vecchia guardia. Ma quest'anno è successo qualcosa: liberamente, spontaneamente, come dovrebbe sempre accadere nella politica, tanti soci si sono mossi, hanno deciso di alzare il telefono, uscire di casa, adunarsi in piazza, fondare associazioni di cittadini, che hanno iniziato a discutere, a comprendere, a decidere. Persone diverse, per età, per esperienza, per formazione politica e culturale, si sono rese conto che l'unico modo per difendere il proprio territorio era quello di impegnarsi in prima persona, stilando un programma coraggioso e condiviso, candidandosi alla guida della Cooperativa e facendo propaganda. In questo modo si è formata una lista di dieci persone (estranee alle logiche di clan) ed è iniziata una campagna elettorale "all'antica", fatta casa per casa, per stanare i troppi soci disillusi, e convincerli che si potevano cambiare le cose, e gli abitanti del Poggio (la "maggioranza silenziosa") si sarebbe potuta riappropriare della sua Società, e del suo futuro. E' successo, così, che la maggioranza silenziosa ha smesso di tacere, sono stati organizzati incontri pubblici, nei quali è stato discusso e diffuso il programma e sono stati presi degli impegni precisi. Per quarant'anni le elezioni di Poggio dei Pini erano state un fatto ristretto, riservato ad alcuni clan, le cui dinamiche interne suddividevano e spartivano le piccole grandi responsabilità, i piccoli grandi interessi, le poche molte clientele, e veniva eletto un listone unico. Quest'anno, invece, qualcosa è cambiato, perché c'è stato un vero dibattito, una vero confronto, una vera scelta. E i poggini hanno scelto. Il 20 giugno, nella assolata Piazza Ricchi, si sono presentati centinaia e centinaia di soci, molti dei quali non avevano mai partecipato ad alcuna elezione: hanno votato in quasi 600 e hanno votato in maniera molto chiara: la lista del cambiamento è stata eletta in blocco: dieci su dieci, i dieci più votati (l'altra lista si è dovuta accontentare dei cinque posti riservati alla minoranza). Questo è successo al Poggio: hanno vinto i "buoni". Hanno ricevuto un mandato chiaro, ambizioso e arduo, e non avranno alibi. Ora inizia il difficile, ora inizia il lavoro di ricostruzione sociale e materiale della comunità e del suo territorio, ma intanto possiamo affermare che è successo qualcosa, a Poggio dei Pini: ha vinto la volontà popolare, ha vinto il processo democratico. Un viatico per tante elezioni (le comunali, le regionali, le nazionali) che troppo spesso, ormai, delusi e disillusi, disertiamo.
Fonte: DemosCapoterra
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