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Capoterra oggi si trova a vivere la possibilità di vedere sorgere un nuovo parco eolico sul proprio territorio. Nelle acque della Maddalena spiaggia potrebbero fare la loro comparsa trentatre pale. L'avanzata dell'eolico nel golfo è una realtà quasi tangibile, che incontra reazioni discordanti fra gli investitori del settore e gli amministratori dei Comuni interessati. Un no secco arriva anche dalle Mura della Regione, dove il presidente Cappellacci conferma il suo veto. Ma la comunità Capoterrese cosa ne pensa? Siete d’accordo con la possibilità di un investimento nell’energia rinnovabile pur essendo a discapito del paesaggio?
Di seguito l'articolo apparso su "Il Giornale di Sardegna" del 02/03/2010
L'impianto tra Pula e La Maddalena spiaggia. Pili: il governo intervenga per bloccare l'iter.
Trenta giorni di tempo per impedire la costruzione di 33 pale eoliche nel Golfo di Cagliari. La Capitaneria di porto, che fa capo al ministero delle Infrastrutture e trasporti, lo annuncia nelle principali testate giornalistiche e nelle bacheche dei comuni interessati: Cagliari, Capoterra e Sarroch, per la precisione. La società sempre più vicina al nulla osta definitivo è la Trevi energy di Cesena.
La multinazionale, leader nella geotecnica, aveva fatto richiesta di concessione demaniale marittima cinquantennale il 10 giugno 2008. Un anno e mezzo dopo, il 9 novembre 2009, faceva istanza per la realizzazione di un impianto di generazione eolica offshore in uno specchio d'acqua compreso nel Golfo degli angeli. Si tratta di un parco enorme che andrebbe a ricoprire, con le sue pale alte 120 metri, una superficie di dieci milioni di metri quadrati, davanti a La Maddalena spiaggia e Sarroch, fino a Pula. Non solo: il progetto prevede il posizionamento di un cavo sottomarino della lunghezza di circa 10 chilometri, che dalla cabina di trasformazione a mare giunge sino alla zona di approdo, nella spiaggia di Giorgino, e che prosegue costeggiando la strada comunale sino alla stazione Enel del Porto Canale di Cagliari. «Un affronto politico istituzionale senza precedenti in Sardegna».
Il deputato del Pdl, Mauro Pili, definisce così «la pubblicazione nei quotidiani locali delle procedure di avvio delle autorizzazioni per la realizzazione di un impianto offshore sul Golfo di Cagliari». E lo fa attraverso un'interrogazione urgente ai ministri delle Infrastrutture e dell'Ambiente, «perché intervengano immediatamente per revocare le procedure avviate, per manifesta violazione delle più elementari norme di tutela ambientale, naturalistica, culturale, archeologica che si concentrano su quel tratto di mare». «Non avrei mai pensato - aggiunge - che dopo la mobilitazione dei mesi scorsi, le prese di posizione di tanta gente, ma soprattutto delle istituzioni locali, i signorotti del vento potessero continuare a soffiare sugli interessi, a tal punto da pensare che la Sardegna sia terra di nessuno». Tanto chiasso non era stato fatto a caso. Le richieste di concessione demaniale marittima sul Golfo di Cagliari, compresa quella della Trevi energy, sono cinque: due da parte della cagliaritana Sostenergy, l'unica società sarda in gioco, una della Ecopowernet srl di Varese e, infine, una della Licata Energy di Treviso.
Le tre ditte hanno fatto richiesta dopo la società di Cesena, ma anche nel loro caso arriverà il momento in cui la Capitaneria di porto concederà i famosi trenta giorni di tempo per presentare per iscritto le osservazioni ritenute opportune a tutela dei loro eventuali diritti. Ma, trascorso questo termine, che è quello del 30 marzo 2010, non sarà accettato alcun reclamo e si darà corso alle pratiche relative alla concessione richiesta. Per Mauro Pili, il problema sta alla base: «L'avvio delle procedure doveva essere impedito in tutti i modi soprattutto per l’incongruenza dell’impianto proposto con l’area prescelta». In pratica, il vero errore l'avrebbe commesso il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che ha dato il via libera alla richiesta.
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