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Sembrava un vero e proprio assalto alle coste sarde: iniziato lo scorso anno, con il progetto di un parco eolico nella costa oristanese de Is Arenas ( un vero paradiso incontaminato, tutelato da quella legge regionale, il PPR - tanto contestato dal centro destra - ma che oggi è risultato l’unico deterrente efficace contro gli sciacalli del vento ) l’eolico off-shore è finito con 5 progetti per il Golfo di Cagliari. Tutti affondati.
Il progetto avanzato da 5 società nel Golfo di Cagliari prevedeva in principio l’installazione di 290 generatori, di circa 3Mw ciascuno, su una superficie di 30 mila ettari per una lunghezza complessiva di 16 km che da Giorgino, attraverso la Maddalena Spiaggia, arrivava fino alle coste di Pula.
Dei 5 progetti presentati alla Capitaneria, l’unico rimasto attivo è quello della Trevi Energy spa, una società che fa capo alla Trevi Group, una multinazionale con diverse società satellite, con 7mila dipendenti, che si occupa principalmente di ingegneria del sottosuolo. L’unica società risultata seria ai controlli da parte della capitaneria di porto.
Tutte le altre facevano capo a società fittizie, a prestanome.
Il progetto iniziale presentato dalla Trevi prevedeva la costruzione di 90 generatori, poi ridimensionato a 33 subito dopo le mobilitazioni popolari e politiche “anti off-shore” e senza la possibilità di impianti di miticoltura alle basi dei generatori.
Oggi scopriamo che anche la Trevi Energy spa ha abbandonato l’ultimo progetto per l’off-shore in Sardegna.
Una vittoria delle tante mobilitazioni popolari oppure una bufala politica? A noi piace credere che il buon senso dei sardi e l’attaccamento alla propria terra abbia sopraffatto gli interessi privati attorno alla costruzione degli ecomostri. Forse le società interessate all’eolico pensavano che impiantare i loro generatori davanti a spiagge poco battute dai turisti potesse non essere un ostacolo e dare fastidio a nessuno. Invece il Golfo degli Angeli è una via di passaggio per decine di specie di uccelli migratori che nidificano negli acquitrini di Santa Gilla; una zona tutelata da speciali normative europee in materia di protezione ambientale.
E il comune di Capoterra come ha reagito davanti alle richieste di impiantare gli aerogeneratori davanti al mare della Maddalena Spiaggia? Ha votato seguendo il metodo NIMBY (acronimo inglese per Not In My Back Yard, lett. "Non nel mio cortile"), ossia, “si alle energie alternativa ma lontano da casa nostra”. Deve essere stato lo stesso atteggiamento adottato dai comuni di Assemini e Uta quando hanno deciso di impiantare i loro generatori a pochi kilometri da Capoterra, in quel di Macchiareddu. Energia pulita ma lontano da casa (nostra) loro.
Atteggiamento che rispecchia in tutto e per tutto la superficialità del Comune nell’affrontare seri problemi.
La Regione Sardegna, dal canto suo, ha reagito all’assalto dei “signori del vento” con l’inaugurazione di una nuova Agenzia per l’energia. Una sorta di deterrente contro le orde fameliche degli adoratori di Eolo. Con questa agenzia la Regione vuole gestire autonomamente tutte le fonti rinnovabili in Sardegna con equilibrio, rispettando quello che è il paesaggio. Certo, sembra quasi un controsenso leggere che la giunta regionale voglia ORA tutelare il paesaggio quando, fin dal primo giorno di insediamento, la giunta Cappellacci abbia solo pensato a modificare il PPR e far costruire e ampliare ovunque.
Ma questo è un altro argomento.
Ora resta solo lo spettro del nucleare. Dobbiamo fidarci delle promesse del presidente Cappellacci oppure dobbiamo temere le minacce del ministro Scajola?
Insomma il futuro della nostra terra è in mano ad un pugno di politici.
Il timore è che il polverone del caso “eolico” sia stato solo uno strattagemma per recuperare il consenso popolare, proprio come avvenne qualche anno fa quando esponenti politici manifestarono a gran voce contro della spazzatura arrivata dalla Campania.
Non ci resta che pregare che la nostra Terra non diventi uno strumento da barattare con una manciata di voti.
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