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Quell’insopportabile tanfo di morte PDF Stampa E-mail
Notizie - Approfondimenti
Scritto da Amministratore   
Sabato 06 Agosto 2011 09:09

Dopo cinque anni svelato l’arcano mistero dei miasmi provenienti da Macchiareddu. A scoprirlo sono stati i NAS e i NOE che hanno rinvenuto 2700 metri cubi di carcasse in decomposizione nel piazzale della Agrolip, azienda operante nel settore del trattamento di scarti di macellazione. Cinque anni di estenuanti lamentele da parte dei cittadini di Capoterra e Uta costretti a subire le esalazioni fetide di un azienda che periodicamente accatastava le carcasse senza nessun controllo nel piazzale antistante l’impianto di trattamento.

Esattamente un lustro fa, i nostri amministratori hanno deciso di intraprendere le vie legali per far fronte a quello che sembrava una vera e propria piaga ecologica. Complice il maestrale, il tanfo proveniente da Macchiareddu è stato per noi capoterresi una vera epidemia che ha costretto anche molti – dei pochi – turisti ad abbandonare i nostri hotels, scoraggiati e preoccupati da questi odori nauseabondi, oltre quelli provenienti dall’impianto di compostaggio, di depurazione e di incenerimento dei rifiuti. Un territorio, dunque, già abbastanza martoriato a livello ecologico.

Ricordiamo che in principio la colpa fu scaricata sull’utilizzo di particolari concimi sparsi sui grandi appezzamenti di terra attorno alla zona industriale. Subito smentito dal Casic, fu poi scoperto che la causa degli odori era da attribuire alla Agrolip che, dal canto loro, hanno prontamente chiesto scusa ai cittadini e provveduto ad eliminare le carcasse di troppo.

Da allora silenzio totale. Sono passati ben cinque lunghi anni dove ad ogni folata di maestrale il nostro paese è stato investito da quegli odori di morte costringendoci spesso a rintanarci in casa.

Ci auguriamo che da ora in poi la Agrolip sia sottoposta a maggiori controlli da parte dei NAS visto che in cinque anni nessun prima di loro è stato in grado di far rigare dritta l’azienda, nonostante le belle parole rilasciate ai giornalisti dell’Unione Sarda.

Per maggiori info:

Bloccati i nuovi conferimenti. Per l'azienda di Vivarelli, obbligo di far funzionare gli impianti al massimo per smaltire i residui di macellazione.

  La presenza delle carcasse di animali sul suolo «è facilmente preda di uccelli, ratti, insetti e altri animali che potrebbero diffondere eventuali infezioni nell'uomo e negli animali». Lo scrive Alberto Mua, responsabile del servizio Igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche dell'Asl di Cagliari, nell'ordinanza notificata ieri mattina a Roberto Vivarelli, amministratore unico della Agrolip Sarda Srl (già indagato dalla Procura di Cagliari per il fallimento dell'ex Valriso). A chiedere l'intervento del Servizio veterinario dell'Asl erano stati, mercoledì mattina, i carabinieri del Nas e del Noe, che avevano trovato quasi 2.700 tonnellate di carni e carcasse di animali in decomposizione nel piazzale dello stabilimento di Macchiareddu, specializzato nella trasformazione e nel trattamento degli scarti di macellazione.

IL GUASTO A causare l'accumulo di prodotto, che sprigionava un odore nauseante, sarebbe stato un guasto all'impianto, ma non è stata individuata una seconda via di smaltimento. Nel documento, inviato anche al sindaco di Uta e all'assessorato regionale alla Sanità, il capo degli ispettori sanitari ha intimato «l'immediata e totale rimozione del materiale e dei liquami situati sul piazzale e lo stoccaggio in contenitori appositi che dovranno essere coperti e disinfettati giornalmente». In seguito, poi, dovrà essere pulita e disinfestata l'area ricoperta da carcasse. L'Asl ha ordinato che «gli impianti siano utilizzati al massimo della loro capacità, fino a completa normalizzazione della situazione, che dovrà attuarsi nel più breve tempo possibile», ma anche il divieto di far arrivare nuovi scarti (con una deroga fino a oggi, per evitare che i cassoni già pieni restino nei macelli che si appoggiano alla Agrolip, causando altre emergenze).

SOPRALLUOGO Ieri mattina, i militari sono tornati a Uta. Quelli del Noe, guidati dal capitano Angelo Murgia, vogliono accertare se i liquami prodotti dalla decomposizioni siano finiti nei terreni attorno allo stabilimento, mentre gli investigatori dell'antisofisticazione (coordinati da Giovanni De Iorgi) sono al lavoro per capire dai documenti la provenienza dei circa tremila metri cubi di carcasse. Il sopralluogo di mercoledì ha costatato la «presenza nel piazzale retrostante lo stabilimento di notevole quantitativo di sottoprodotti di origine animale che ricoprono un'area di circa 2000-2800 metri quadrati, per un altezza media di circa 70 centimetri, dovuta a un precedente blocco degli impianti di circa 15 giorni, di cui nulla era stato comunicato all'Asl». Francesco Pinna L'Unione Sarda, 05/08/2011

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Ultimo aggiornamento Sabato 06 Agosto 2011 09:16
 
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