| "Se non ora quando?", le donne in piazza "per essere libere" |
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| Scritto da Amministratore | |||
| Domenica 13 Febbraio 2011 16:05 | |||
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Oggi in tutta Italia la manifestazione delle donne: «Se non ora quando?». La protesta contro la mercificazione del corpo e la repressione delle potenzialità femminili troverà spazio anche in sedici piazze della Sardegna, con letture, poesie e microfoni aperti a chiunque abbia qualcosa da dire Libertà è poter dire quello che si vuole davanti a un microfono aperto, di fronte alla gente e a una platea di donne che ha voglia di parlare, se necessario anche di urlare. Il senso delle manifestazioni in piazza, sedici nell'isola, è proprio questo: oggi le scalette d'interventi saranno ridotte ai minimi termini, il palco resterà a disposizione di chiunque abbia qualcosa da dire.
Una sciarpa bianca, segno di lutto «per lo stato di regressione che attraversa il Paese», tra le mani un libro scritto da una donna, vista l'occasione. Poi danza, musica, poesie, testimonianze: menù ufficiale striminzito, il resto è affidato all'improvvisazione. A Sassari, che ospiterà la manifestazione in piazza d'Italia a partire dalle 11, a rompere il ghiaccio sarà Sara Sechi, del comitato "Se non ora quando". Poi gli interventi dell'economista Elisabetta Addis, della scrittrice Bianca Pitzorno, del giornalista Celestino Tabasso. Subito dopo, la parola passerà alla piazza e il palco ospiterà l'esibizione di ballerine e cantanti, come il gruppo di danza Tersicore, Rita Casiddu, e molti altri. Chiusura affidata a Fiorenza Serra, del comitato "Se non ora quando". Anche nelle altre 15 località dove si va in piazza dopo il Rubygate, il canovaccio è semplice. A Cagliari nessun comizio e molte letture, a cura degli artisti Rita Atzeri, Clara Murtas ed Elio Tullio Arthemalle. Inoltre, in programma performance di musica e teatro. Rappresentazioni e diverse sfaccettature del talento declinato al femminile, un talento che, questo lo spirito delle manifestazioni, può e deve emergere senza compromessi, senza mortificare la propria dignità. La cronaca delle ultime settimane, dicono gli organizzatori degli eventi, ha invece prodotto un'immagine distorta, che avvilisce le donne oneste che lavorano, faticano come e più degli uomini ma non ottengono gli stessi riconoscimenti. Anche quando di mezzo c'è la salute. La denuncia arriva dall'Aiea Sardegna, Associazione italiana esposti amianto. Dice il presidente, l'algherese, Salvatore Garau: «Il recente regolamento per la gestione del fondo per le vittime dell'amianto esclude le donne, perché non tiene conto delle vittime da danno ambientale e domestico, cioè le donne che lavorano in casa». Anche per questo, l'Aiea oggi scenderà in piazza. Fonte: La Nuova Sardegna
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Febbraio 2011 09:45 |













