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Ermenegildo Atzori al B&BArt Museo di Arte contemporanea PDF Stampa E-mail
Notizie - Eventi
Scritto da Utente   
Giovedì 12 Maggio 2011 20:46

ermenegildoDopo un lungo percorso tra le ombre e il peso del piombo, del granito, dei metalli, Ermenegildo Atzori, nelle ultime produzioni  del 2011, apre una porta nuova che scorge la leggerezza. Riprende, il mai dimenticato amore, della linea. Ripercorre i sentieri della grafica e produce cartoni di creature carnali e graffianti per togliere il peso e lasciare tracce, di terra, di carbone, di matita.

Dalle facce in terra dove simbolicamente la terra, appunto, mangia con la forza vivifica dell’albero, tutto quello che inquina, sbocciano come fiori i nidi, le mangiatoie, i piccoli ritratti di donne e cerbiatti, esili e indifesi, vacui e eterei. La scoperta della leggerezza è in Ermenegildo estasi carnale, poesia del tratto e della velatura, colore e odore di pelle.

Il nido è la casa, il rifugio dove l’uomo si sente sicuro tra le sue cose e gli affetti.

Dai nidi di Atzori, fatti di rami usati di saggina, scorgiamo all’interno la figura placida e lieve della ragazza col nido dipinta da Charles Chaplin nel 1869, assieme al volto "non luogo" di Jack Nickolson, che interpreta nel famoso film di Milos Forman del 1975, One flew over the cuckoo’s nest, la pazzia come un qualcosa che ha dentro di sé e che vuole rendere visibile, come se volesse far comprendere che la sofferenza psichica è un dolore democratico, la follia fa parte dell’equilibrio. Un atteggiamento relativistico che anima il gesto creativo di Ermenegildo Atzori in oggetti sferici, non finiti, debordanti tra la gabbia e l’aria, oggetti che fluttuano sospesi, a volte innocui e quasi romantici, ma portatori di tracce, che tradiscono una rete cranica senza materia interiore. L’artista ha preso in prestito da Araki e da Pollock, il caso e il furore, apparentemente bloccato, l’attimo prima che accada la catastrofe. Nei nidi di Atzori convivono i segni di thanatos e di psiche per osservare la pulsione della vita che scorre. 

Ermenegildo Atzori propone sculture che riutilizzano materiali come le scope degli spazzini destinate al macero e gli scarti dei sughereti e dei falegnami. La sua nuova produzione artistica è attenta al riutilizzo di energie rinnovabili, per provare a recuperare la sensibilità e l’ascolto, sintonizzandosi con la natura.       

 

   ERMENEGILDO ATZORI . BIO

Ermenegildo Atzori nasce in Sardegna, a Capoterra, dove vive e lavora. È appassionato di cinema, arti visive, musica e letteratura. Dopo aver conseguito nel 1989 la maturità artistica al Liceo artistico di Cagliari, ha frequentato il corso di laurea in Geologia e poi in Lettere moderne. In quegli anni comincia a lavorare come animatore socio-culturale in una ludoteca, una professione che svolge tuttora, che gli consente di stare costantemente a contatto con i giovani.

L’arte e la passione per la sperimentazione hanno accompagnato la sua formazione. Nel 1995 partecipa al corso di fumetto diretto da Bepi Vigna e sviluppa la tecnica grafica. Attraverso l’esercizio del disegno realistico e la passione per la letteratura e l’arte, affina gli strumenti utili per poter raccontare storie per immagini (fumetti e illustrazioni), arrivando così alla realizzazione di un portfolio. L’esigenza di spostare il campo d’azione verso un laboratorio in cui integrare l’esperienza grafica con lavori di grande formato, negli anni Novanta, lo porta a usare vari materiali, anche di recupero, come smalti e schegge di vetro.

La manipolazione dei materiali e i metodi di lavorazione dei metalli pesanti conducono l’artista a elaborare lavori con metalli mescolati a materiali naturali: polveri di vetro e ferro, sabbia, plastica e poliuretano, prodotti chimici e prodotti vegetali si fondono con combustioni e trattamenti idrici.

Le prime realizzazioni polimateriche di tipo informale nascono dalla sperimentazione pratica della forma piegata dal fuoco e permettono di intraprendere una nuova strada stilistica legata alla materia come conduttore di significati.

Il piombo, elemento privilegiato, viene fuso con la fiamma ossidrica e fatto gocciolare direttamente sul supporto su cui poi l’artista manipola e crea l’opera.

Ermenegildo Atzori esercita costantemente l’attività grafica e arriva alla sintesi dell’ombra come spazio che permette alla materia di emergere: volti pittorici che sono segni e sculture, bassorilievi e materia prodotta per esclusione o adduzione. Da gennaio del 2006 espone i suoi lavori, risultato di una sperimentazione materica della combustione, con la prima personale "Shimmering Substance". Successivamente, partecipa a diverse collettive: "Zona Franca" a Torre Grande, "In Loco" a Solarussa ed espone a Cagliari le personali: "Concepiti" Spazio (In)visibile, "Ombre INforme" all’Exmà, il dittico "Memento" inserito nella collettiva "Metamorfosi" alla Galleria la Bacheca, il ciclo di ritratti e scultura esposti nella mostra spettacolo "Stanze Tirate a Lucido" presso l’Exmà. Nel 2008 espone a San Gallo, in Svizzera, con "Dissolvenze geografiche" e con "Ototeman" (opere a quattro mani) per la giornata del contemporaneo promossa dalla Amaci e Fango, presso lo Spazio (In)visibile di Cagliari. Nel 2009 ancora esposizioni collettive: “Oltre lo sguardo” presso la Pinacoteca di Sinnai, “Artachtung!” presso il Palazzo Dè Modè di Ittiri e “SPA” a Cagliari, “Karel Music Expo” a Cagliari e la partecipazione con un’opera nera alla Whitechapel gallery di Londra. Nello stesso anno, allo Spazio (In)visibile a Cagliari, crea l’opera a otto mani “The forest” e dal 1° dicembre 2009 al 26 gennaio 2010 a Milano, presso Artandgallery, nella mostra internazionale “Broken dreams boulevard” espone le sue opere più recenti e innovative che riscuotono successo per l’originalità e la forza artistica.

Nell’anno in corso si è avviato il progetto “Ombre di fuoco”, che vede il coinvolgimento di quattro strutture espositive nazionali interessate a promuovono l’arte contemporanea e scommettono nel talento di Ermenegildo Atzori. A febbraio si è svolta la mostra “East” a Ittiri presso la Casa di Moda Dè Modè di Gian Giuseppe Pisuttu e Anna Maria Baldinu, a marzo la mostra “Ombre di fuoco” a Arma di Taggia presso M’Arte Galleria di Marco Barberis e, dall’8 al 3 maggio, la mostra “Shadow and fire” presso lo Spazio (In)visibile di Thomas e Bernhard Lehner a Cagliari. Le mostre sono corredate da un videoarte e da un catalogo-libro ”Shadow and fire” a cura di Bianca Laura Petretto con le fotografie di Paolo Medas. 

Nella seconda parte del 2010 Ermenegildo Atzori affronta due esperienze molto importanti a livello nazionale: una personale con circa 100 opere. A Gambettola, in Emilia Romagna, Fabbrica di Angelo Grassi e B&BArt Museo di arte contemporanea, promuovono Neri di piombo, una mostra che ottiene un grande consenso di pubblico e di critica dal 16 luglio sino al 14 agosto con una proroga che protrae l’esposizione per tutto settembre. Sulla scia di questo successo la mostra viene richiesta in Sardegna e con un nuovo e originale allestimento Neri di Piombo si inaugura al palazzo Regio a Cagliari il 22 ottobre. La personale, curata da Bianca Laura Petretto con la consulenza espositiva di Angelo Grassi, rimane aperta sino al 29 novembre.

Nel 2011 l’artista produce nei primi mesi dell’anno una serie di opere innovative, con materiali naturali, di riciclo ecologico, in tema con il design natural e del bio abitare, in sintonia con l’ambiente. Costruisce, a partire dalle sculture “facce in terra”, nidi, mangiatoie e pitture grafiche e plastiche che trattano l’elemento pesante e leggero come aspetti bipolari di una medesima struttura creativa.

 

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Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Maggio 2011 20:58
 
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