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Una petizione per chiedere l'intervento del Governo PDF Stampa E-mail
Categoria: Speciale Alluvione
Scritto da Amministratore   Venerdì 23 Ottobre 2009 21:34
logo_22L'Associazione 22 Ottobre ha lanciato l'iniziativa di una petizione online che ha l'obiettivo di chiedere un intervento finanziario del governo italiano per la messa in sicurezza del territorio di Capoterra. Come è noto finora il governo è intervenuto stanziando solo 6 milioni, mentre per altre calamità, come quella di Messina, ha giustamente impegnato cifre superiori al miliardo. Bisogna fare di più! facciamoci sentire Invito tutti i lettori del blog a firmare la petizione al seguente link: http://www.petizionionline.it/petizione/sicurezza-per-capoterra/123 fate girare questo invito trasmattendolo ai vostri conoscenti.
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Commenti (3)Add Comment
kero
...
scritto da kero, 24 - 10 - 2009, 10: 05 25
L'associazione 22 Ottobre spesso fa molto di più di quanto una istituzione riesca a fare.
Penso che questa petizione finirà come quella delle poste portata avanti da C On Line, cioè verrà bloccata perchè "scomoda".
E qualora si riuscisse a racimolare un discreto numero di firme il Governo non ci darà nulla comunque.
E' trascorso un anno e figuriamoci se, ora che per molti il problema si è affievolito, lo Stato stanzierà altro.
Quando c'era da sfruttare una tragedia per ricavarne pubblicità si è presa la palla al balzo, vedi l'Abruzzo e la Sicilia.
Ragazzi facciamocene una ragione.

E sarà già tanto se quei 6 milioni si concretizzeranno in opere utili.
0
...
scritto da Jack.., 24 - 10 - 2009, 11: 09 51
Io farei una petizione per mandare a casa tutti i nostri politici che in questo anno appena trascorso si sono dimostrati del tutto impreparati e non interessati a risolvere i problemi. Hanno pensato solo a costruire campi da calcio.
0
potevate pensarci prima ora stiamo "tutti" male mentre si poteva evitare... avete poco tempo ancora per redimervi.
scritto da il corvo, 24 - 10 - 2009, 11: 17 53
LE ALI DEL CORVO...
A Capoterra è tutto come un anno fa prima dell alluvione
la Nuova Sardegna — 06 ottobre 2009 pagina 02 sezione: FATTO DEL GIORNO

CAPOTERRA. Messina era prevedibile? Capoterra ancora di più: in quel catino naturale sovrappopolato e sovralottizzato le alluvioni sono cicliche e documentate fin dall’ottocento, con un po’ di pazienza si potrebbe elaborare un calendario. Eppure neppure l’ultima, quello del 22 ottobre 2008, è bastata a togliere le ragnatele dai cosiddetti uffici competenti: come prima, peggio di prima. Qualche esempio? Coi risarcimenti-lampo distribuiti dall’amministrazione Soru sono tornate le betoniere lungo il rio San Girolamo, dove per decenni hanno continuato a spuntare case e casette a due passi dall’alveo del fiume. L’altro giorno gli uomini del Corpo Forestale hanno scoperto nuovi muri di recinzione tirati su a due metri dal margine del corso d’acqua. Due metri, più vicino di prima. Per rubacchiare un altro brandello di giardino e allargare un po’ l’orticello. La legge parla chiaro: a meno di cinque metri non si può piantare un mattone. Ma qui la legge è come il menu della pizzeria: si consulta ma poi c’è il cameriere che aggiusta gli ingredienti, si tolgono capperi e si aggiunge prosciutto. A Capoterra funziona così da anni, da quel famoso piano di fabbricazione del 1969, origine remota di disastri annunciati e di arricchimenti improvvisi: il 6 giugno ricorreva il quarantennale, nessuno ha festeggiato. Forse perchè la relazione finale del Nucleo ispettivo della Guardia Forestale, consegnata giorni fa ai pubblici ministeri Guido Pani e Daniele Caria, farà tremare i polsi a più di un amministratore. Un lavoro monumentale, il coperchio finalmente sollevato su un’era di abusi, favori, sciatterie urbanistiche, distrazioni e piccole miserie locali che nell’insieme potrebbe tracciare profili penali clamorosi. Si scopre solo adesso, tanto per stare alle curiosità, che alcuni funzionari regionali si erano improvvisati imprenditori edili. Messi insieme due soldi, hanno pagato impresine del posto per costruire mini-condominii, massimo quattro o cinque villette. Vendute low cost, pronta cassa, bolli e timbri in ordine. Per loro una sorta di pensione integrativa ante-quiescenza. Dove? Naturalmente sul rio San Girolamo, notoriamente area ad altissimo rischio idrogeologico. Una zona morta per le carte urbanistiche serie, dove i capimastri dalla cazzuola facile e i colletti bianchi di riferimento hanno fatto i soldi senza badare a fronzoli legali. In questi giorni i due magistrati della Procura sono impegnati a sfogliare i faldoni raccolti dalla Forestale in quasi un anno di lavoro e di certo si soffermeranno su un aspetto centrale: dodici mesi fa, ai tempi dell’alluvione pagato con quattro morti, il piano d’emergenza c’era ma soltanto sulla carta. Se ne parlava, gli amministratori si sbracciavano a discettare sulle vite umane in bilico, minacciate da eventi atmosferici incombenti. Enfasi ridondante ma la realtà è un’altra: quel piano non è mai stato approvato nei termini previsti dalla legge e neppure ora lo è. Così davanti a tuoni e fulmini che annunciano sfracelli gli abitanti di Capoterra, Poggio dei Pini, Assemini, Uta continuano a uscire in strada e a condurre l’auto nel diluvio senza alcun accorgimento di sicurezza, se non lo sguardo verso le nuvole. Eppure è trascorso un solo anno dal disastro di ottobre. Ma nulla è cambiato. A confermarlo c’è il sindaco di Capoterra, Giorgio Marongiu: «Il piano d’emergenza l’abbiamo fatto noi ma non in base alle linee guida della Regione. Perchè? Semplice, le linee guida non ci sono. Quindi ci siamo regolati da soli...». Ma da solo il comune di Capoterra non può realizzare le opere idrauliche considerate indispensabili perchè il 22 ottobre diventi l’ultima volta: «Si parla e si riparla di studi, progetti... è ora di finirla - si accalora Marongiu - perchè a noi qui servono le opere. C’è da allargare il greto del rio San Girolamo partendo dal dato dell’anno scorso, 384 millimetri di pioggia più la frazione solida. Deve farlo la Regione, l’impegno c’è ma noi stiamo ancora aspettando. Giorni fa abbiamo ballato, pioveva e temevamo il peggio. Ci è andata bene, per questa volta». Quindi il fiume è rimasto com’era un anno fa, continua ad attraversare un agglomerato di case senza protezione, con l’autunno alle porte può esplodere da un momento all’altro per andare a travolgere quanto resta da travolgere. Servirebbero i ponti, sono cinque: tutti da rifare. Forse servirebbe un investimento sulle campagne, rimaste deserte dopo l’ondata di fango e detriti: «Il pericolo idrogeologico è una realtà - insiste il sindaco di Capoterra - ma non c’è solo quello, in campagna non vuole andare più nessuno. Date un’occhiata, finito tutto. Coltivazioni, serre, attività familiari. Gli agricoltori sono scappati e non hanno più voglia di tornare nei campi. Come si fa a non capirli? Il lavoro di una vita dissolto in un giorno...». Ci sarebbero le famiglie ancora negli alberghi: ogni ospite costa alle casse dello Stato 55 euro al giorno, paga la prefettura. Ma i lavori di ripristino delle abitazioni vanno a rilento, nessuno sa quando potranno rientrare a casa. Guardate come si muovono gli omini del meteo televisivo: gesti geometrici, quasi cibernetici, governati dal tempo e dalla pioggia. Fossero così, precisi e sincronizzati con gli eventi, anche i nostri amministratori.

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