| Bloccati dalla burocrazia. |
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| Categoria: Speciale Alluvione | |||
| Scritto da Stampa Locale Venerdì 30 Settembre 2011 15:02 | |||
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Dessì: «Opere mai iniziate a tre anni dall'alluvione. Chi ha vissuto quel dramma non può far finta di nulla. Tra l'altro con un altro autunno e un inverno alle porte». Ventitré giorni al 22 ottobre. Tre anni dopo l'alluvione che aveva creato lutti e messo in ginocchio un intero territorio, Capoterra si interroga ancora una volta sulla ricostruzione, sul mancato avvio di quei lavori che dovranno mettere in sicurezza l'intera fascia fluviale del rio San Girolamo e del Masoni Ollastu. L'altra mattina era stato il sindaco Francesco Dessì, tallonato dai cittadini, a chiedere un incontro urgente con l'assessore regionale ai Lavori pubblici Angela Nonnis. Vertice poi fissato per martedì pomeriggio. Ancora prima (era il 19 settembre) era stato il movimento “Capoterra Solidarietà pari opportunità” guidato da Carlo Carcangiu a sollecitare un incontro con il capo dei Lavori pubblici regionale. L'ultimo atto, l'interrogazione presentata al presidente del Consiglio e al ministro dell'Interno, lo ha firmato il parlamentare sardo Mauro Pili, denunciando «gli inaccettabili ritardi» della Regione sul progetto di ricostruzione delle aree attraversate dall'alluvione e dalla terribile violenza dei fiumi in piena. IL SINDACO «Ancora una volta», dice Francesco Dessì, «dobbiamo confrontarci, fare i conti e subire una burocrazia che rallenta ogni piccolo passaggio del progetto di messa in sicurezza dell'area fluviale. Ritardi nello studio, ritardi nel cosiddetto piano di caratterizzazione, nei carotaggi intendo. E ancora troppi ritardi nell'esaminare le pur legittime osservazioni, i ricorsi dei cittadini al piano dei lavori. Alla fine, tra una questione e l'altra, passa il tempo e si raggiungono i tre anni. Con le opere mai iniziate. Chi ha vissuto quel dramma non può far finta di nulla. Tra l'altro con un altro autunno e un inverno alle porte». CARCANGIU Per il responsabile di “Capoterra Solidarietà pari opportunità” (l'organismo nato proprio nelle lottizzazioni colpite dalla catastrofe), la comunità «è fortemente preoccupata per la recente delibera regionale di agosto sull'istanza di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale del progetto di sistemazione idraulica del rio San Gerolamo-Masone Ollastu. Ci chiediamo perché ci sono voluti due anni per la presentazione di un piano propedeutico alla formulazione di un progetto, perché ci sono voluti altri sei mesi per la compilazione del progetto, perché il 22 ottobre 2010, dopo la nostra ennesima manifestazione, ci è stato promesso che i lavori sarebbero iniziati fra la primavera e l'estate del 2011». A insistere, mettere l'accento sulla Valutazione d'impatto ambientale e sulla mancata previsione della Via, è stato anche Mauro Pili nella sua interrogazione. «La delibera della giunta regionale è fin troppo chiara: si deve rifare tutto. A partire dalle soluzioni progettuali per arrivare alle valutazioni di impatto ambientale. Non serve una mente eccelsa per capire che non servono leggi nazionali ma responsabilità e accortezza. Ciò che è grave sta nel non aver previsto la valutazione di impatto ambientale e di essersene accorti solo tre anni dopo. Con ritardo grave e colpevole. La delibera del 18 agosto scorso basta leggerla. È scritto lì che si bloccano le opere». NONNIS Una Via che - lo ha rimarcato l'assessore regionale ai Lavori pubblici, Nonnis, ricordando anche la nomina a commissario governativo dell'ex prefetto di Cagliari Efisio Orrù, sarà l'impresa appaltatrice doversene far carico. «Sotto la sua competenza potremmo bandire la gara per la progettazione e la realizzazione dell'intervento affidando alla stessa impresa appaltatrice anche l'onere di procedere alla valutazione di impatto ambientale. Ricordo anche che le norme sulla valutazione di impatto ambientale sono inderogabili anche sotto la gestione commissariale». Fonte: Unione sarda
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