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Si continua a costruire. Sin dentro i canali, su quei fiumi che dopo il lungo sonno hanno ricominciato a vivere, riprendendosi la loro strada naturale che secoli fa avevano tracciato e che avevano custodito nella loro memoria quando l'acqua era venuta a mancare per colpa della siccità. Rio S'acqua de Tommasu, storia d'oggi. Le ruspe sono al lavoro, dentro il letto stracolmo di terra e rocce e macerie. Una casa è a rischio crollo, l'onda ha spazzato via il muro di contenimento in cemento armato innalzato tredici anni fa. L'ha abbattuto come fosse un fuscello. Nonostante i trecento quintali di ferro utilizzati per costruirlo. «Ho salvato la mia famiglia poi sono andato a lavorare con la ruspa per aiutare le altre persone», dice Marcello Deidda, proprietario della casa in bilico sul canale.
«La mia famiglia è divisa, metà dai miei suoceri mentre io sto da mio padre», spiega Deidda, dipendente comunale e che ieri mattina si è ritrovato senza dimora dopo l'ordinanza di inaggibilità firmata dal sindaco Giorgio Marongiu, inevitabile dopo il dettagliato rapporto dei Vigili del Fuoco. «Quando abbiamo costruito le condizioni non erano certo queste, il danno lo stanno facendo i lavori sul rio, quelli avviati dal Consorzio e non ancora terminati e quelli di un vicino cantiere edile». Neppure cento metri più a valle, Le Querce , il complesso residenziale in via di realizzazione che ha messo in vendita appartamenti di varie metrature fatti costruire dall'imprenditore e editore (è proprietario del periodico La Voce dei Comuni) Stefano Pala. Sei piccole palazzine da quattro piani ognuna, per un totale di una quarantina di appartamenti, la cui storia è cominciata parecchi anni fa. Sicuramente prima che Pala acquisisse la licenza edilizia da un imprenditore di Quartu, Ubaldo Caria. Vicenda tormentata, quella delle Querce. Con autorizzazioni, nulla osta rilasciati e ripensamenti, richieste di correzioni in corso d'opera del progetto. Con interventi diretti di Regione, Genio Civile, Consorzio di bonifica, Asl, Comune.
E tante, davvero molte polemiche. Perché nonostante l'area fosse considerata dalle carte zona edificabile, in quello spicchio di territorio capoterrese, a Su Liori, correva e scorre il rio S'Acqua de Tommasu. Stranamente e inspiegabilmente slegata dal Pai, il Piano di assetto idrogeologico. Incombente, con i suoi vincoli, solo nella parte centrale del rio e non sulle sue sponde. E proprio qui, nel versante che guarda a Capoterra, che le ruspe stanno ora lavorando. Per la messa in sicurezza del complesso residenziale che solo successivamente potrà essere realizzato. Il sì (meno atteso, visto che l'attuale Giunta e il sindaco Giorgio Marongiu in testa si erano sempre detti contrari alle case così vicine al fiume) era arrivato il 19 ottobre del 2006. Un nulla osta della commissione edilizia appena insediata e fatta di soli tecnici, che aveva scatenato le proteste appartamenti di varie metrature fatti costruire dall'imprenditore e editore (è proprietario del periodico La Voce dei Comuni) Stefano Pala.
Sei piccole palazzine da quattro piani ognuna, per un totale di una quarantina di appartamenti, la cui storia è cominciata parecchi anni fa. Sicuramente prima che Pala acquisisse la licenza edilizia da un imprenditore di Quartu, Ubaldo Caria. Vicenda tormentata, quella delle Querce. Con autorizzazioni, nulla osta rilasciati e ripensamenti, richieste di correzioni in corso d'opera del progetto. Con interventi diretti di Regione, Genio Civile, Consorzio di bonifica, Asl, Comune. E tante, davvero molte polemiche. Perché nonostante l'area fosse considerata dalle carte zona edificabile, in quello spicchio di territorio capoterrese, a Su Liori, correva e scorre il rio S'Acqua de Tommasu. Stranamente e inspiegabilmente slegata dal Pai, il Piano di assetto idrogeologico. Incombente, con i suoi vincoli, solo nella parte centrale del rio e non sulle sue sponde. E proprio qui, nel versante che guarda a Capoterra, che le ruspe stanno ora lavorando. Per la messa in sicurezza del complesso residenziale che solo successivamente potrà essere realizzato. Il sì (meno atteso, visto che l'attuale Giunta e il sindaco Giorgio Marongiu in testa si erano sempre detti contrari alle case così vicine al fiume) era arrivato il 19 ottobre del 2006. Un nulla osta della commissione edilizia appena insediata e fatta di soli tecnici, che aveva scatenato le proteste del sindaco e la richiesta di ulteriori accertamenti.
Innanzitutto al Centro interdipartimentale di ingegneria e scienze ambientali ma anche Genio Civile e al Consorzio di bonifica. Soltanto per essere sicuri che lì, a Su Liori, non ci fossero pericoli. A parlare, in questi giorni, è stata l'alluvione. Che si è fatta beffa di tanti responsi, giudizi tecnici, carte.
Intanto il presidente della Confcommercio di Cagliari Giancarlo Deidda ha richiesto ai sindaci dei territori interessati l'annullamento o la sospensione fino al 31 dicembre dei tributi dovuti dalle imprese colpite dall'alluvione. Si calcola che almeno 1.000 attività siano state danneggiate.
Fonte: Andrea Piras L'Unione Sarda 29/10/2008
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Si dice che tutti i lavori fatti su suoli non sicuri fossero accompagnati da regolare autorizzazione.Perciò i costruttori non possono reputarsi colpevoli.
Chi ha dato le concessioni afferma che , nonostante fosse chiaro che i suoli in cui dovessero sorgere le lottizzazioni fossero a rischio, non potevano far altro che autorizzare i lavori perchè non vi erano leggi che impedivano i medesimi lavori.
E perciò anche questi non sono imputabili.
Io però penso che sia gli uni che gli altri , qualora le case costruite in posti NON SICURI fossero state colpite dalla violenza del fiume , dentro la propria coscienza forse non si sarebbero sentiti tanto nel giusto;magari sapendo che grazie alla propria mano qualcuno ha perso affetti,la casa o anche la vita.
Io non parlo ne di Pala ne di altri impresari;
Il mo è un discorso che colpisce tutti e nessuno.
Spero solo che il futuro sia diverso,impariamo dagli sbagli.