| Nucleare in Sardegna? No grazie! |
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| Scritto da Administrator | |
| domenica 01 giugno 2008 | |
L’Isola “perfetta”: impianto a zero rischio sismico poche regioni con gli stessi requisiti “nucleari”. Duro rifiuto preventivo. La Sardegna esporta già energia in esubero: assurdo che possa produrne altra da inviare nelle zone industriali in deficit di consumo. Resta il rischio che come nel 2003 il governo Berlusconi voglia localizzare nell’Isola il deposito delle scorie.
È un ritorno al passato, ché il futuro
a oggi è ancora lontano. Quando il ministro
Claudio Scajola, ha annunciato
che «entro il 2013 partirà la costruzione
di nuove centrali nucleari di ultima
generazione», il salto indietro nel tempo
ha riportato a 21 anni fa. Ai giorni
del referendum abrogativo sul nucleare
del 1987, approvato dal 71 per cento
degli italiani. Ma è il passato, appunto.
Oggi per Scajola le centrali nucleari sono
le uniche «che consentono di produrre
energia su larga scala, in modo sicuro,
a costi competitivi e nel rispetto
dell'ambiente».
Spot perfetto. Se non fosse che nel frattempo la Energy Information Administration americana (governativa) ha chiarito che l'elettricità nucleare «è più costosa del 15 per cento rispetto a quella prodotta con il gas naturale»: senza contare i costi per lo smaltimento delle scorie e quelli altissimi per l'eventuale dismissione degli stabilimenti. Se non fosse, inoltre, che le centrali di terza generazione, uniche disponibili oggi, non prevedono nessun passo avanti in termini di sicurezza, di quantità e qualità delle scorie prodotte rispetto a quelle che oggi l'Europa sta già in parte smantellando. Ci vuole qualche giorno perché il ministro svincoli dal gioco di parole basato sull' avanguardia degli stabilimenti. Il chiarimento arriva dopo che diverse associazioni ambientaliste avevano già spiegato l'arcano. Certo, dice in sostanza, che parliamo di quelle di terza generazione: quelle di quarta «può darsi che potranno esserci nel 2100» e chi ci punta oggi «vuole solo nascondere la testa sotto la sabbia». Intanto, spiega, si prenda esempio dai paesi già protesi verso il nucleare: la Finlandia, a esempio, ma senza dire che lì hanno già sforato del 35 per cento sui costi previsti senza avere ancora terminato l'impianto. Poi la Francia: al progetto d'oltralpe partecipa anche l'Enel. Che chiaramente si dice prontissima ad assecondare i desideri del Berlusconi quater: quattro impianti in Italia entro il 2020. Nel tempo, la scadenza risulta più vicina di quel 1987. Fattibile, secondo il colosso energetico, in un periodo spalmato su nove anni: due dedicati alla preparazione dell'impianto normativo, due per le autorizzazioni, quattro per la realizzazione e uno stimato per i probabili ritardi. Il punto è che mentre l'Enel non indica tempi stimabili per le centrali di quarta generazione, alla Edison (che ha nel suo azionariato il colosso francese Edf) le danno per pronte entro il 2030: se così fosse, avremmo in Italia quattro impianti nuovi ma già obsoleti a otto-dieci anni dall'inaugurazione. Allora quel futuro non è così vicino: in mezzo c'è un passaggio mica da niente, quello sui siti da individuare per le centrali e per lo stoccaggio delle scorie. Scanzano Jonico, 2003: bastò l'annuncio dell'intenzione di crearne uno in Basilicata per provocare la rivolta popolare. Progetto già saltato in Sardegna, nel 2003, quando il governo (anche allora guidato da Berlusconi, alla Regione l'ancora delfino Mauro Pili) pensò all'isola per un centro di raccolta. Ci fu una sollevazione popolare convinta e determinata come mai ce n'erano state prima.Oggi chi sarebbe disposto ad accogliere e ospitare stabilimenti di quel tipo? La procedura è sempre la stessa, e sembra la scoperta dell'acqua calda. Naturale, chiarisce Scajola, che «ci saranno grandi benefici per i cittadini che avranno il disturbo psicologico » e di nessun altro tipo «di ospitare un impianto nucleare: dovranno pagare molto meno e avere bollette più leggere ». Lo studio dei tecnici dell'Enel non indica luoghi precisi ma caratteristiche fisiche: servono spazi a basso rischio sismico e a scarsa densità abitativa. Serve una piccola ricognizione sul territorio nazionale. Le regioni del Mezzogiorno, dal Lazio in giù ma includendo anche Marche e Umbria, ad eccezione del tacco pugliese, sono aree da sempre interessate dai terremoti: un ottimo motivo per escluderle. Lo stesso vale per il Friuli Venezia Giulia e parte del Veneto. In Piemonte nessuna chiusura ideologica, ma la Regione da Mercedes Bresso è da tempo impegnata nella ricerca di vie alternative e nella produzione da energie rinnovabili. In Lombardia come in Sicilia gioca a sfavore la densità abitativa. In Toscana c'è lo stop del presidente Claudio Martini: «È una scelta», dice l'esponente del Pd, «che guarda al passato e non al futuro». Favorevole la Liguria. Poi la Sardegna: risponde perfettamente ai requisiti sul rischio sismico, praticamente ridotto a zero, e a quello sulla densità abitativa. In più, particolare da non sottovalutare, c'è la possibilità del governo di imporre sull'argomento il segreto di stato: e nell'isola di zone interdette all'accessibilità dei cittadini ce n'è più d'una. Nessuno ne ha ancora parlato: ma i precedenti, tutti legati ai governi del Cavaliere, fanno suonare più di una sveglia. Ed è proprio lui ad accarezzare di nuovo il sogno nucleare. Fonte: L'Altra Voce Trackback(0)
Commenti (2)
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Ora son passati due decenni,si son scoperte nuove alternative soprattutto pi sicure del nucleare e meno dispendiose.
Ora dico no al nucleare,perch noi dobbiamo sempre essere l'ultimo carro in tutto?
Il nucleare ha fatto il suo tempo..investiamo su qualcosa di innovativo ma soprattutto che ci assicuri un "futuro" e magari un po di autonomia a livello energetico.
Sono contrario a far diventare la mia terra per l'ennesima volta la discarica nazionale!
Ricordiamo che se nel '87 il 70% dei votanti si schier contro il nucleare,pochi anni fa al referendum in cui si doveva decidere se importare in Sardegna le scorie nucleari la gente prefer andare al mare cos impedendo il raggiungimento del quorum.Grazie a non si sa quale santo le scorie non arrivarono comunque ma il rischio ci fu.
Altro che bandiere multicolor,se l'idea grandiosa di approfittare della bont dei sardi,questa volta scenderemo in piazza.