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domenica 29 luglio 2007

Grande successo per la mostra "Concepiti"

Venerdì 13 luglio alle ore 19:30, presso la galleria d'arte "(IN)VISIBILE" in via Barcellona 75 a Cagliari, è stata inaugurata la mostra "Concepiti", personale dell’artista Ermenegildo Atzori.

Le opere saranno visitabili sino al 4 agosto 2007.

Il testo critico a cura di Paolo Marongiu
Osservando le opere per un tempo utile a far fluire i pensieri e il sentimento, ti accorgi di essere immerso in una dimensione onirica di quasi futura realtà. In quel momento percepisci una realtà differente, una realtà che potenzialmente era già in te e che anche per il sol fatto di essere sognata viene prepotentemente fatta emergere. Si prova il senso di straniamento provocato dalla vista delle proprie radiografie le quali ci mostrano che dietro la nostra epidermide c'è uno scheletro: quello scheletro. Quasi senza accorgertene quello che prima era una diversità esterna diviene qualcosa che ti appartiene, una diversità o modalità interna, solitamente non indagata. Ermenegildo scava su sentimenti futuribili e primordiali allo stesso tempo, senza paure li aggredisce con rabbia e sicumera, con forza ed eleganza tecnica libera da codici meccanico-linguistici. La scomposizione di linee, colori, colature, bruciature e materiali compongono una percezione armonica di sentimenti mai sereni, inquietanti e spesso drammatici. Ecco perché i colori, la luce e le ombre non sono mai banali e superflui e la delicatezza e rapidità della stesura anziché contrastare esaltano i soggetti. Le figure non si sciolgono completamente nell'informale e non si perde nemmeno la prospettiva; nondimeno il tutto ha sentore informale, "casuale", astratto.

Ermenegildo si è alimentato di arte in tutte le sue forme ed espressioni (arte contemporanea, illustrazione e fumetto) che rielabora sinteticamente e originalmente in modo vitale. Il suo campo d’indagine è l’umano, l’uomo che si fa zoomorfo e umanoide, il suo intorno di uomini e natura e le loro interazioni. L’ambiguità delle figure che popolano le scene è funzionale all’introspezione sia del soggetto che dell’osservatore. Osserviamo le figure attraverso una finestra su un mondo terribilmente incantato. Un mondo talvolta assordante e vibrante come negli “stacchi”, oppure silente e quieto, sospeso in un liquido amniotico come nei “concepiti”. La percezione, come in sogno, diviene ora reale. Le figure, senza sfondo, appaiono solitarie nel loro intimo… ma chi non percepisce come ricordi sbiaditi la presenza di foreste intricate, caverne buie, acquitrini stagnanti e fumosi? Un naturalismo onirico si direbbe! Sarà presago di una realtà futura di mille anni post day after, governata da forze ataviche e oscure in cui l’uomo vivrà in una terra-universo tragica e terribile oppure non esisterà affatto. Ermenegildo scava nel profondo, come un artista minatore, facendo emergere i sentimenti, taciuti o addirittura repulsi. Ermenegildo, come un torrente che traccia il suo letto, segna un percorso non effimero che emerge nel mare magnum dell'arte contemporanea.

Fonte: Ermenegildo Atzori 

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