La prima ferrovia della Sardegna

A cura di Cinzia Arrais
La prima ferrovia della Sardegna, adibita al trasporto dei minerali, venne progettata dall'ingegnere Leon Gouin, allora capo della società francese Petin-Guadet. Inaugurata dal principe Umberto di Savoia il 20 novembre del 1862, la strada ferrata partiva dal territorio di Assemini, tra Monte Picci e Moddizzi Manna [ 1 ], per giungere alla prima stazione detta S. Lucia ( vedi mappa del 1897 con freccia verde indicativa) ; poi sostava nella seconda stazione di Capoterra ( vedi mappa del 1885, con freccia rossa che indica l'edificio della stazione ferroviaria) ed infine il convoglio si fermava nell'ultima stazione della Maddalena ( vedi mappa). Nelle rispettive stazioni di S. Lucia e di Capoterra, il treno vuoto in salita s'incrociava con il convoglio pieno in discesa. Questa operazione di scambio avveniva con 3 locomotive e ciascuna aveva 12 vagoni . Nel 1874-75, l'estrazione del minerale venne interrotta poiché il prezzo del minerale non era competitivo. Così la società Petin -Gaudet, decise allora di compensare le perdite acquistando diverse aree boschive di Capoterra, Assemini e Santadi per ricavare del carbone.[2].

foto 1 Fondo: Istituto geografico militare 1897
Mappatori: Tenenti Taglioni,Tirelli,De Palma, e Bolis
Capo sezione: il capitano Ceruti
foto 1 Fondo: Istituto geografico militare 1897
Mappatori: Tenenti Taglioni,Tirelli,De Palma, e Bolis
Capo sezione: il capitano Ceruti
foto 3 Fondo: Istituto geografico militare 1885
Mappatore: tenente Sarra
Capo sezione: il capitano Fadda

Dalla stessa mappa riportata di sopra, ritagliamo e riportiamo sotto una sezione di ingrandimento sul punto indicato dalla freccia rossa

foto 4 L'ingrandimento ci permette di localizzare il punto esatto dell'edificio-stazione della ferrovia, citata da Emanuele Atzori, ma mai geolocalizzata. Probabilmente si trovava nei pressi dell'incrocio tra via Trento e il cavalcavia della via Trexenta. Oggi, nella via Trexenta, sorge un locale denominato "Old Gold Station" a circa 300-400 m. dal punto indicato nella mappa e c'è da domandarsi: perché il locale è stato intitolato in questo modo? Ora osserviamo attentamente un'altra mappa del 1885 che traccia l'ultimo percorso della strada ferrata con un andamento più curvilineo rispetto alla mappa del “quadro d'unione”.

foto 5 Fondo: Istituto geografico militare 1885
Mappatori: Tenenti Barbè e Sarra
Capo sezione: il capitano Fadda

Zoomando la mappa possiamo scorgere alcuni particolari: nell'incrocio indicato con la freccia rossa c'era un ponte chiamato su ponti “de sa s'ecca bianca”, e sopra questo ponte transitavano i carri e i pedoni. Sotto il ponte invece, passava la locomotiva; seguendo il percorso dei binari, tratteggiati in bianco e nero, sino al poto della Maddalena, notiamo che questi passano sul lato opposto della casa cantoniera (indicata con la freccia blu) rispetto al tracciato della mappa sotto (vedi quadro d'unione)

foto 6La lunghezza della strada ferrata contava 15 Km e 400 m. Nel territorio di Capoterra il tracciato della ferrovia lo possiamo notare nella mappa sotto. Il percorso è ben visibile in grassetto: si collega ai binari che ricadono sul territorio di Uta e termina nel porto della Maddalena- Porto Botte Nel PUC di Capoterra viene tracciato tutto il percorso della ferrovia nella tavola SC12, carta dei beni storico- culturali e simbologia del quadro A. A differenza del quadro A, le antiche mappe che vi illustriamo ci danno dei riferimenti importanti sull'ubicazione delle 4 stazioni della ferrovia. Il fine di questo contributo non mira soltanto a integrare altri dati storici da integrare alla memoria storica, ma si prefigge l'obiettivo di documentare con le foto alcune strutture della prima ferrovia della Sardegna ancora esistenti, nella speranza che possano essere salvate nell'interesse della collettività.

Le foto sono state scattate nel territorio di Capoterra. I ponti, fatta eccezione per quello di Maria Melis, sono ancora in ottimo stato e si trovano lungo quella che sarà la "circonvallazione" di Capoterra, nei pressi del campo Vigor

Un ringraziamento va al Corpo Forestale, nello specifico a Marco Medda, per averci dato alcuni suggerimenti e fornito le mappe dall'Archivio Storico della Direzione generale del C.F.V.A.

Note [1] Emanuele Atzori, Capoterra : da baronia feudale a periferia urbana, C. Delfino editore Sassari 1996, pag. 203, 205
[2] Ibidem pag. 205, 206
Foto di Gabriele Corda

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