La pista ciclabile di Capoterra: poco pratica e segnaletica inesistente.

pista ciclabileDomenica, approfittando della bella giornata, abbiamo deciso di fare una pedalata da Capoterra-centro fino alla Maddalena. Per farlo, abbiamo optato per la celebre "pista ciclabile", diventata uno dei fiori all'occhiello di questa amministrazione. Siamo partiti da Via Trieste, dove è presente un tratto di pista ciclabile "protetta" da cordoli che si estende per poche centinaia di metri, in cui è necessario schivare foglie di fico d'India, rami di ulivo e attraversamenti ciclabili dalla dubbia regolarità. Superati questi primi ostacoli, raggiungiamo il proseguimento di Via Trieste, senza nessuna protezione, né, tanto meno, segnaletica orizzontale e/o verticale, per buttarci a capofitto sullo sterrato dissestato in aperta campagna. Qui, senza un briciolo di orientamento o, per lo meno, di conoscenza del luogo, ci si trova sperduti tra stradine di campagna senza nessuna indicazione. Per trovare il primo cartello che ci indichi il percorso ciclabile comunale occorre percorrere diverse centinaia di metri e giungere in prossimità del fiume Santa Lucia. Da qui il percorso si fa relativamente facile, in quanto è un lungo rettilineo che costeggia il rio, fino all'intersezione con il prolungamento di via Trento, zona S'Ou Mannu per intenderci. Attraversare la strada è un impresa: la presenza di una curva, dove la auto sfrecciano ad alta velocità, rende pericoloso e ardito raggiungere l'altra estremità del percorso ciclabile.

L'assenza di segnaletica verticale ed orizzontale in un punto così pericoloso è una pecca imperdonabile, soprattutto considerati i costi per la realizzazione del "percorso ciclabile": 300mila euro. Superato anche questo ostacolo, e percorsi circa 1km di strada sterrata, raggiungiamo un'altra intersezione abbastanza pericolosa in località Is Piscinas/Forru 'e Coccu, dove manca qualsiasi segnale non solo per attraversare la strada ma anche per orientarsi su dove proseguire. Affidandoci al nostro intuito, riusciamo a raggiungere per miracolo le case della Coop. 1000 dove ci permettiamo una deviazione, chiaramente,  non segnalata nel tracciato, nel bellissimo habitat lagunare, dove è possibile ammirare i fenicotteri a pochi metri dal sentiero. Anche in questo caso non un cartello, non una indicazione. Tutto è lasciato al fato.

Abbandonata l'area lagunare, proseguiamo verso la nostra meta: la Maddalena Spiaggia. Dopo aver vagato in lungo e largo alla ricerca di un qualche segnale che indicasse la pista ciclabile, riusciamo finalmente a raggiungere il centro commerciale i Gabbiani attraverso quella che in teoria dovrebbe essere una corsia ciclabile a doppio senso, che a tratti si sdoppia tra marciapiede e strada, ma che in realtà a malapena permette il passaggio di una bici. Qui, giustamente, la pista protetta termina nel nulla e per raggiungere la spiaggia occorre immolare tre tori, due agnelli e cinque galline a Zeus. In sintesi, con 300mila euro di fondi pubblici, cosa è stato realizzato? Una pista ciclabile "protetta" di poche centinai di metri e una ventina di cartelli in legno messi alla bene e meglio. Suggestivo il percorso, ma il resto lascia molto a desiderare soprattutto per chi non è pratico della zona. Lavori fatti in fretta e furia, senza nessun controllo a partire dai pochi attraversamenti ciclabili, quelli dipinti di rosso per intenderci, che non rispecchiano assolutamente le direttive europee, e finire con la cartellonistica posizionata in modo approssimativo, alcuni addirittura divelti dal vento (per farvi capire con quanta professionalità sono stati installati). Cumuli di spazzatura, cadaveri di animali in putrefazione ed eternit fanno da cornice per quasi tutto il percorso ad un paesaggio altrimenti stupendo. Il percorso, inoltre, è battuto da auto e moto, rendendolo non certamente sicuro. Anche raggiungere la Comunità Montana è di per sé una vera e propria impresa nonostante questo progetto aveva come finalità il collegamento tra la Spiaggia e la montagna. Come per la corsia pedonale di Corso Gramsci, Capoterra ha perso l'ennesima opportunità di crescere e maturare.

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