Lo scialle sardo a Capoterra

Questa volta ci occuperemo dello scialle sardo, immancabile complemento del costume tradizionale locale, un simbolo della tradizione sarda legata alla storia del folklore. Purtroppo esistono poche testimonianze di abiti antichi originali tutt'ora esistenti. Ricercando un pò sul web abbiamo trovato un interessante articolo del '96, dove il presidente del gruppo folk locale, Mario Melis, affermava che attraverso varie foto e testimonianze di qualche anziano fosse riuscito a ricostruire le sembianze dell'antico abito capoterrese*.
Ma lasciamo l'abito Capoterrese per focalizzare la nostra attenzione su un accessorio che fa la sua comparsa non solo nella sfilata del 1° Maggio, ma anche nella quotidianità: lo scialle


Composto da una stola di lana leggera, lo scialle può essere triangolare o rettangolare , piegato su se stesso per divenire doppio.
Viene poi ricamato con abilità e può essere impreziosito da inserzioni di filo dorato o argentato. Molto colorati i ricami con temi floreali che spiccano sullo sfondo, generalmente di colore nero.
Una particolarità sono le frange che fanno da cornice a quest'accessorio.
Possono essere lisce o intrecciate a formare dei preziosi ricami.
Presentiamo qui sotto due fantastici esempi di scialle ricamato a mano da una nostra compaesana, la signora Anna.

Vedi gli altri lavori di Signora Anna

* Venerdì 26 aprile 1996

CAPOTERRA:Il costume ritrovato
Ricostruito l'originale dell'antico abito

capoterra Il dubbio in effetti l'ha sempre avuto. Per Mario Melis, presidente del gruppo folcloristico 'Sa Capizada' di Capoterra, quell'antico costume indossato dalle donne del paese durante le manifestazioni, in occasione delle feste di piazza e nella sfilata di Sant'Efisio, non doveva essere proprio l'originale. Chiacchierando un giorno con due vecchi fondatori del gruppo folk già erano emerse le prime verità. 'Mi spiegarono che per riuscire a ricucire il vero costume era difficile: per il costo dei tessuti, per la difficoltà anche di trovare le stoffe oroginali'. Così la ricerca, il tentativo di conoscere sempre di più informazioni precise sul passato e la storia di questo abito. La conferma arrivò da una vecchia foto di famiglia ormai ingiallita. 'La fotografia - spiega Melis - mi fu data da una mia zia: nell'immagine in bianco e nero, risalente al periodo fascista, era presente la mia parente in compagnia di altre ragazze'. Poi altre iconografie, alcune cartoline a colori disegnate a mano e raffiguranti il costume del paese. 'Mi furono prestate dal professor Mariano Marras, un collezionista di Cagliari'. Stesso costume della fotografia, di fatto differente da quello abitualmente utilizzato a Capoterra durante le feste.E allora? 'Allora - aggiunge Melis - ci siamo dati da fare, mia moglie Vittoria ed io, a cercare di trovare le stoffe originali per riuscire a cucire finalmente l'antico abito. E abbiamo iniziato a cercare altre testimonianze sul nostro passato'. Un lungo lavoro, anche costoso economicamente, che però è servito a far rinascere a Capoterra il vero costume. 'Per il 1° Maggio, in occasione della sfilata di Sant'Efisio - dice orgogliosa Vittoria Melis - indosseremo per la prima volta in pubblico i nostri abiti antichi. Capoterra parteciperà alla sagra dunque con il doppio costume, quello originale e quello che da molto tempo abbiamo sempre utilizzato'. A decretare in qualche modo la temporanea 'morte' del vero abito antico capoterrese fu il periodo della seconda guerra mondiale. 'Allora i costumi vennero purtroppo disfatti per necessità. La povertà era tanta, dalle gonne, per esempio, formate da ben sette metri di stoffa, si ricavavano interi abiti', racconta ancora Mario Melis. Solo qualcuno, poche famiglie di Capoterra, è riuscito a conservare qualche capo: uno scialle, una camicia, un grembiule.

Fonte: Unione Sarda ANDREA PIRAS

 

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Commenti   

0 #1 Ker0 2009-10-07 12:08
Capoterraonline, con tutti questi bellissimi articoli sull'arte capoterrese, può aprire un padiglione alla fiera e mostrare le perle del nostro paese!!!
Complimenti!!!
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