Persone che cercano di partecipare, informandosi e agendo

Un gruppo di persone, tra cui agricoltori, pastori e più in generale cittadini, si è incontrato in modo spontaneo e occasionale spinto dal bisogno di fermarsi a riflettere sugli effetti che decisioni e scelte politiche hanno avuto e avranno sulle possibilità e modalità di “vivere” il nostro territorio. A questo proposito sono state individuate due fondamentali tematiche in grado di  incidere significativamente nel vissuto di un territorio: 1.la salvaguardia della salute delle persone e dell’ambiente 2. quale tipo di sviluppo economico perseguire (poiché qualsiasi scelta politica si operi essa inciderà verso il così detto modello di sviluppo).

Si è trovato ad esempio che circa mille ettari di territorio agricolo capoterrese sono “potenzialmente inquinati” (dichiarato dal Ministero dell’Ambiente). Capoterra infatti fa parte di uno dei più inquinati SIN d’Italia. Altro esempio si è scoperto che << …nella zona industriale, entreranno in funzione gli impianti della PowerCrop (….)che condizioneranno con incrementi significativi di inquinati la qualità dell’aria Ambiente della zona. La ricaduta degli inquinanti atmosferici prodotto dalla zona CACIP (…)interessano già una parte del territorio comunale …>>.

Anche sulla base d’informazioni  negative e alquanto preoccupanti, come quelle appena citate, si sono cercate e si stanno cercando altre informazioni e nuove modalità di azione.

Ma l’interessamento alle problematiche ambientali ha messo in evidenza la necessità di concentrare la nostra attenzione su una questione di fondamentale importanza in quanto prerequisito indispensabile per poter intervenire nel merito delle questioni ambientali. La premessa a qualsiasi decisione di una comunità  è la partecipazione, riguarda il caso concreto presente della centrale a biomasse e riguarderà tutte le scelte future. Peraltro oggi, rispetto al passato, si hanno più strumenti d’azione e partecipazione previsti dalle stesse leggi in materia ambientale.

La (naturale!) partecipazione democratica alle scelte politiche amministrative e di governo del territorio è stata quindi messa alla prova dei fatti e delle procedure.

Qualche settimana addietro parecchi cittadini di Capoterra (ma non solo) hanno avviate due iniziative:

  • una domanda di accesso agli atti al SAVI (protocollata al SAVI)
  • e un’altra contenente una richiesta di azione e di dichiarazione rivolta al Consiglio comunale (protocollata al Comune)

Entrambi i testi delle iniziative sono pubblicati anche nel sito www.nocentrale.it .

Approfondiremo con interventi futuri la prima iniziativa, quella di accesso agli atti al SAVI (non ancora concluso per le varie burocrazie degli uffici!), che è stata concepita come uno strumento sia per approfondire il merito della scelta, “centrale sì” oppure “centrale no”, sia per informarsi su come fosse stato garantito il diritto alla partecipazione dei cittadini e del pubblico.

Col secondo documento di raccolta firme, sul quale ci concentriamo, veniva richiesto al Comune (Consiglio comunale) di informare i propri concittadini e di esprimersi in relazione alla procedura di approvazione di un progetto, in recente fase di realizzazione, di una centrale a biomasse situata proprio al confine del paese. Il punto focale è se Capoterra, intesa sia come Istituzione Comune e sia come cittadini, si debba considerare interessata, da un punto di vista giuridico e nella sostanza, dalle emissioni e in generale dalla presenza e dagli impatti di una nuova centrale. Per evitare equivoci ed essere chiari il punto focale non era quindi entrare nel merito della scelta “centrale a biomassa sì!” oppure “centrale a biomassa no!”, argomento che approfondiremo, come già detto, anche sulla base della disponibilità dei documenti dell’accesso agli atti presso il SAVI. Ci siamo chiesti e ci chiediamo se Comune e cittadini hanno diritto  di parola e di esprimersi a fronte di un evento così importante che li investirà nella loro vita.

La convinzione che Capoterra debba essere considerato comune interessato era per noi logica ed ovvia ma deriva anche dalla lettura dell’art.23 legge 152/2006 <<…la documentazione è depositata […]presso gli uffici dell’autorità competente delle regioni delle province e dei comuni, …>>. In sostanza la legge non fa riferimento ad un solo al Comune, quello che ospiterà nel suo territorio amministrativo un impianto, ma parla al plurale di comuni, e a quali comuni ci si riferisce se non a quelli che si trovano al confine? Se questo contenuto della legge non fosse sufficiente per affermare che Capoterra è da considerarsi interessata successivamente allo stesso articolo viene specificato che <<… comuni il cui territorio sia anche solo parzialmente interessato dal progetto o dagli impatti della sua attuazione…>>. Qui davvero nutriamo pochi dubbi, infatti il progetto può ricadere su un solo suolo amministrato da un comune ma se pure vi fossero impatti solamente parziali che ricadono su più comuni allora certamente Capoterra è la prima che doveva essere invitata. Se si mettesse in dubbio che Capoterra doveva essere invitata per rapporto di vicinato poteva almeno essere invitata per gli impatti sulla salute, sull’economia etc. impatti confermati dalla stessa Provincia nelle osservazioni al PUC! È una lettura non tecnica fatta da agricoltori, pastori, cittadini per cui invitiamo tutti, compresi proponente, Comune di Assemini, Provincia di Cagliari, Assessorato Regionale all’Industria e SAVI, ARPAS, LAORE (ex ERSAT) e chiunque abbia partecipato a dare una lettura differente che possa escludere Capoterra dall’essere considerata interessata. Per inciso anche Cagliari con il Sindaco ecologista Massimo Zedda e Uta con il Sindaco Giuseppe Pibia, in quanto comuni confinanti, dovrebbero esprimersi, forse dovrebbero esercitare e difendere il loro diritto d’intervento per senso di responsabilità verso le generazioni attuali e future. Nessuno può e deve nascondersi con l’astensione e l’inerzia.

Quindi in attesa delle diverse letture sul concetto di comune interessato, per chi scrive, il Comune di Capoterra e i suoi cittadini avevano certamente il diritto e hanno il dovere d’intervenire nelle decisioni che hanno influenza ed effetti sulla loro vita, in particolare sulla loro salute, economia ed ambiente.

È sicuro che i cittadini di Capoterra non hanno avuto la possibilità di essere informati tramite albo pretorio mentre l’art. 20 dice chiaramente <<Dell'avvenuta trasmissione>> del progetto preliminare << è dato sintetico avviso (…) all'albo pretorio dei comuni interessati>>. A Capoterra nessun dibattito e/o assemblea pubblica risulta essere stata organizzata dagli enti privati e pubblici coinvolti.

Le conseguenze sono state enormi, una percentuale enorme di cittadini contattati hanno partecipato e aderito firmando la petizione perché non erano a conoscenza del progetto della centrale a biomasse. Peraltro alcuni hanno firmato la petizione anche se favorevoli in linea di principio alle centrali a biomasse perché hanno correttamente distinto tra il diritto a partecipare e l’essere nel merito contrari alle centrali a biomasse. Ci domandiamo se questa modalità di approvazione di un progetto industriale abbia garantito nella sostanza il diritto di parola e di pensiero dei cittadini di Capoterra, se le leggi e/o le procedure hanno fallito nel fine di coinvolgere nella sostanza le comunità interessate. Quanto più passa il tempo più la centrale a biomasse è percepita da un intero territorio come un’imposizione e una sventura innanzitutto per la salute, l’economia e l’ambiente. D’altronde perfino i pareri sfavorevoli alla centrale di ASL e Corpo forestale non rassicurano su questi aspetti!

La petizione tra i suoi scopi aveva quello di coinvolgere il Comune (come Istituzione) poiché abbiamo ritenuto  che ad esso la legge attribuisse un diritto d’intervento diverso e più ampio rispetto a quello di un singolo cittadino. In pratica si è cercato e ottenuto di aprire una porta in più per rinforzare la causa per cui ci stiamo impegnando. È l’unica iniziativa che abbia avuto efficacia tra quelle rivolte contro la procedura di approvazione della centrale. Infatti, in seduta di Consiglio, in risposta alla petizione e ai quesiti posti dai cittadini, consiglieri comunali hanno affermato apertamente di non essere mai stati informati e che il Comune non è stato invitato a partecipare alla procedura di approvazione della centrale a biomasse e quindi non è stato considerato “interessato”. Su questo il Consiglio ha deliberato di incaricare un legale, per costituirsi parte civile riportato dai media come sintesi fatta dal Presidente Giorgio Marongiu in sede di Consiglio Comunale. Ora, per quel che ci è dato di sapere, anche il Comune ha eseguito un acceso agli atti a novembre ragion per cui se vuole dovrebbe agire legalmente entro 60 giorni ossia entro i primissimi giorni gennaio. Il Sindaco Francesco Dessì e tutto il Consiglio hanno un orizzonte temporale preciso entro il quale muoversi e sarebbe opportuno discutere e riferire delle iniziative intraprese in una seduta di Consiglio entro lo stesso periodo.

Certo, l’ideale sarebbe che coloro che hanno avuto parte e potere decisorio nella procedura di approvazione in oggetto si rendessero conto di non aver coinvolto realmente un intero territorio che si ritiene interessatissimo. Un passo indietro è possibile per il proponente privato come anche per gli enti pubblici interessati, in primis Comune di Assemini e Regione Sardegna: il Sindaco grillino Mario Puddu e il Presidente Ugo Cappellacci devono dire a chiare lettere se i capoterresi firmatari stanno reclamando un diritto di parola giusto o ingiusto.

Per rispetto dei capoterresi e del loro Comune tutti potrebbero fare un passo indietro, possibilmente prima di gennaio, riconsiderando il tutto e/o ritirando il progetto, annullando consensualmente la procedura di approvazione e riconoscendo di fatto il diritto di parola anche per Capoterra. Confermerebbero che nel loro modo di agire personale e istituzionale non c’è stata l’intenzione di escludere qualsivoglia cittadino e/o istituzione.

Dal canto suo per il Comune di Capoterra il conto alla rovescia, il countdown è partito. I Comune, dopo gennaio, ragionevolmente non potrà sostenere di non essere ancora informato.

Noi continueremo ad agire, se sarà necessario approfondendo responsabilità politiche e legali. È in gioco la dignità di un intero territorio, anche la nostra dignità come persone, come agricoltori e pastori e più in generale come cittadini di oggi e del futuro.

PS Chi fosse interessato a partecipare può prendere contatti scrivendo a info@nocentrale.it.

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