Chiesa di Santa Barbara sec. XII

Tra le opere più famose nel territorio capoterrese risalente al XIV e XVII secolo c'è la chiesetta di S. Barbara fatta erigere, secondo le cronache del tempo, dall'arcivescovo di Cagliari [[Gallo]].

La sua struttura originaria comprendeva solo una piccola aula mononavata con copertura lignea, poi, nel 1739 fu innestato sul lato settentrionale un cappellone a base quadrangolare coperto da cupola emisferica, per ingrandirne gli spazi liturgici e renderli più adatti ad accogliere i devoti della Santa, sempre più numerosi dopo che a Cagliari, il 23 giugno 1621, erano state riscoperte le sue reliquie.

La storia di Santa Barbara non è quella di Nicomedia vissuta nel III secolo ma di una donna vissuta a Cagliari fino all’età di 30 anni e compagna di S. Restituta che fu fatta decapitare perché credente. Per non creare turbamenti tra i nobili fu fatta decapitare in un monte lontano da Cagliari.

Infatti il corpo fu ritrovato nei monti capoterresi che oggi prendono il suo nome, esattamente in una piccola fonte chiamata “Sa Scabitzara” che in sardo significa, appunto, decapitata.

La tradizione vuole che se si beve dalla sorgente bisogna posizionare all’interno della stessa una croce fatta di stecchi altrimenti, narra la leggenda, si rischia di inciampare nella via di ritorno.

Oggi la chiesa si presenta chiusa con un lucchetto, per evitare atti di vandalismo come successe in passato, e circondata da casolari risalenti al XVIII secolo, probabilmente resti di una cumbessia del 1600.

 

 

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