I ricicloni V: un anno dopo

Siamo molto dispiaciuti di dover ritornare sul luogo del “delitto” un anno dopo aver pubblicato l’articolo sull’immondezza e sull’eternit abbandonato sulle strade periferiche di Capoterra. Ma in una società civile, ma soprattutto in un Comune che si arroga il primato di città più ecologica della Sardegna, una situazione del genere è inaccettabile. La strada incriminata è sempre la stessa: la bretella incompiuta che dovrebbe –il condizionale è d’obbligo- collegare la Provinciale con la Comunità Montana. Un anno fa denunciammo la presenza di montagne di immondezza e cumuli di pericolosissimo eternit abbandonato alla bene e meglio sul ciglio della strada, a due passi dall’istituto tecnico commerciale statale.
Oggi, nonostante la pulizia ad opera di “Capoterra fatti bella” , riscontriamo gli stessi cumuli di immondezza e di eternit molti dei quali – ancora più pericoloso - spostati con un mezzo meccanico nella cunetta. Il risultato è un impasto di immondezza ed eternit seminascosto sotto terra. Denunciamo anche la presenza di migliaia di bottiglie di birra, abbandonate sul ciglio della strada e di ogni genere di schifezza accumulata negli anni e che ricopre una vasta superficie di verde, tra cui anche decine di pericolosissimi accumulatori al piombo, abbandonati, forse, da meccanici improvvisati.   
Se un anno fa la giunta Marongiu-Dessì dichiarò, in un intervista all’Unione Sarda, di sconfiggere questa piaga attraverso l’installazione di telecamere e che a Capoterra non si vedranno più materassi abbandonati, oggi, la giunta Dessì-Marongiu dovrà invece ricredersi davanti alla realtà del degrado ambientale ed evitare, semmai, di promettere soluzioni utopistiche a cui oramai non crede più nessuno e di agire come farebbero tutti i comuni: vigilando sul territorio e sanzionando chi commette infrazioni. I Capoterresi meritano più attenzioni.
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